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Nr pisma
Odbiorca
Znak (*)
Miejsce napisania
Data
231
Minuta elenco nomi
1
Cairo
1867
232
Firme Messe
1
Cairo
1867
FIRME NELLE MESSE CELEBRATE

NELLA CHIESA DI CAIRO

ACR, A, c. 24/1



233
Firme Messe
1
Cairo
1867
FIRME NELLE MESSE CELEBRATE

NELLA CHIESA DEGLI ISTITUTI DI CAIRO

ACR, A, c. 24/1



234
Firme Messe
1
Alessandria Egitto
1867
235
P. Luigi Artini
1
Alessandria Egitto
1.1868
AL P. LUIGI ARTINI

APCV



Gennaio 1868



236
Mons. Luigi di Canossa
0
Cairo
1. 2.1868
A MONS. LUIGI DI CANOSSA

ACR, A, c. 14/51



W.J.M.J.

Cairo, 1 febbraio 1868



Eccellenza R.ma,
[1554]
Sono stato occupatissimo: è questo il motivo del ritardo a scrivere. Le inviamo una relazione della nostra spedizione. L'E. V. ne farà quel che vorrà: se per istamparla crederà bene di scegliere l'Unità Cattolica, mi sembra che ciò contribuirà meglio a far conoscere l'Opera nostra, ed a facilitare la diffusione dell'Opera del B. Pastore. La scelta che abbiamo fatto del redatore nella persona del nostro amatissimo P. Stanislao, spero che l'E. V. la troverà opportunissima: questo giovane missionario ad una facilità ed aggiustatezza di espressione ed alla fecondità di idee, congiunge lo spirito e l'unzione apostolica, e sente altamente la sublimità del suo ministero. Spetta poi all'E. V. il fare quelle modificazioni che crede meglio.


[1555]
Il buon P. Stanislao ha parlato con troppo encomio sulla parte che io per grazia di Dio ho pigliato nell'Opera: io ne sento rossore, perché conosco le mie miserie in parte: guai se le conoscessi tutte! Quello che positivamente è certo, egli è che se il gran cuore dell'E. V. non si avesse messo a capo di quest'Opera, non esisterebbe né il piccolo Seminario in Verona, né l'Opera del B. Pastore, né si sarebbe fatta la nostra importante spedizione. L'opera africana ebbe tutte le benedizioni dopo che l'E. V. mise la mano in essa. Tutte le croci che dessa incontrerà e che ha incontrato, sono il contrassegno della grazia di Dio che l'associa alle opere sue, sono un tratto di benedizione a favore degli istrumenti di essa; e sono eccitato per questo a ringraziare quella mano che mortifica e vivifica, mentre mette alla prova l'opera stessa ed i suoi agenti. Ci continui la sua benevolenza, preghi e faccia pregare per noi.

Con sommo piacere abbiam ricevuto la sua venerata 29 xbre p.


[1556]
Godo assai che abbiasi combinato col C.te Campagna l'affitto in ragione di 200 fiorini all'anno. Prima di conchiudere l'affitto del Convento dei Maroniti, ho passato in rivista molte case: si parlava di duecento trecento Nap.i d'oro all'anno. Dovetti appigliarmi a questo convento per esservi la Chiesa, la corte grande, e ciò che più monta per potere stabilire quell'assoluta divisione fra i due Istituti, che è necessaria a guarentirci in faccia al pubblico. Benché il Vicerè d'Egitto sia carico di debiti, e non paghi da oltre un anno i suoi impiegati, tuttavia studieremo il modo di farci dare l'uso di qualche sua casa gratis, e di poter così risparmiare l'affitto. Il momento attuale per moltissime ragioni è inopportunissimo. Dappertutto qui si sparla del Pascià, e vi è un generale malcontento nei suoi sudditi e negli europei.


[1557]
Spese milioni e milioni di Lire Sterline per comprare dal Sultano il diritto di successione al trono d'Egitto a favore della sua famiglia e successori: ora tocca a pagar tutto agli egiziani: il commercio è arenato, i cotoni sono al basso per la guerra d'America; insomma il Pascià, che qual primo negoziante ha fatto la maggior perdita, si sta ritirato, si tiene lontani più che può gli europei e quelli che gli mangiano al fianco, e si rese più difficile a largheggiare come prima. Sia benedetto il Signore! Io ho stabilito di ottenere e casa e frumento gratis; ed a tale oggetto ho incominciato a darmi d'attorno: preghiamo, facciamo novene; se non sarà oggi, sarà domani, l'anno venturo, o il lustro venturo, spero, otterremo lo scopo. Preghi per tale scopo, e noi otterremo la grazia.


[1558]
Io giudico che sia bene che l'E. V. R.ma e D. Dalbosco (conosciutissimi alla Società di Colonia) si mettano in relazione con quel Comitato: anzi è doveroso. Non credo però opportuno che domandino sussidi pel piccolo Seminario di Verona, perché gli verranno certo negati, non essendo questo lo scopo della Società, sebbene quello di educare i negri sulle coste dell'Africa. Quando l'anno scorso io andai a Colonia ho domandato se avrebbe la Società contribuito per la fondazione dell'ideato Seminario; e n'ebbi il no, ragione per cui ho ideato la fondazione dell'Associazione ad hoc, che poi chiamammo del B. Pastore. Quando la Società di Colonia sarà più forte, allora le faremo fare qualche eccezione, come io le ho fatto fare l'eccezione di dare denari pel viaggio. Tutto dipende dal buon andamento degli Istituti egiziani, che faranno accrescere le risorse a Colonia. Del resto si accerti che l'opera del B. Pastore piglierà piede. Prima che i Vescovi possano dare risposta bisogna vedere se può l'opera attecchire nella Diocesi: passa un anno generalmente. La gran difficoltà è sul principio.


[1559]
L'Opera delle Scuole d'Oriente, quella di Colonia, la Propagazione della fede sul principio non han fatto quasi nulla: confidiamo in Dio e nella benedizione emanata dal suo Vicario, e vedrà che tutto riuscirà. Spero che non passerà molto che io le potrò dare buone notizie anche dell'opera del B. Pastore in parecchie diocesi d'Europa e d'America. A suo tempo quando comparirà il primo Bollettino degli Annali, vedrà che si desterà lo spirito. E' vero che i tempi sono difficili e che la società umana è sossopra e sconvolta; ma è vero altresì che manus Dei non est abbreviata, e che mentre l'inferno s'adopera a distruggere, la mano dell'Eccelso riesce ad edificare. Dobbiamo rompere le corna al diavolo, e la grazia non mancherà.


[1560]
D. Dalbosco mi scrive della moretta di Novara: le more educate nei conventi e che hanno fatto buona riuscita, ci sono utilissime: godo quindi che la accetti. Mi permetto di suggerirle a tale scopo una massima opportuna. Noi abbiamo bisogno di negre educate nei Monasteri: ma ai monasteri facciamo ancora una grazia a ricevere le loro morette come esseri eterogenei alle Monache che stanno in Europa. Dunque coi modi gentili sarebbe bene far sì che i Monasteri che offrono morette s'incaricassero di dare il denaro pel viaggio. Così la dura necessità ha istruito me, che dalle more tedesche cavai 1000 franchi l'una, e dalle veneziane 300 svanziche. Quando la delicatezza dei rapporti dell'E. V. con chi offre dei negri non lo impedisse, Ella potrà farsi pagare il viaggio. Se la mora di Novara piglierà la via di Marsiglia, è meglio che resti a Novara fino all'epoca della partenza. Tutto ciò dico con subordinato parere: del resto tutto ciò che fa è sancito in coelo et in terra.


[1561]
Quanto all'Institut d'Afrique, io credo utile che ne accetti la Presidenza onoraria, e che l'Opera africana di cui Ella è capo emetta gli annui 25 franchi: l'assicuro che la prima volta che io andrò a Parigi, Ella non pagherà nulla. Le aspirazioni dell'Institut d'Afrique sono anche di soccorrere noi, ma quando l'Ist.o sarà molto sviluppato. Adesso non può, e l'essere Ella Presidente onorario ha un titolo per tentare a suo tempo sussidi a favore de' nostri Ist.i africani. Tutto ciò che l'Institut d'Afrique ricava, ora è assorbito dalla corrispondenza e nell'attuale movimento americano. Quando più tardi noi saremo in istato di fondare un Seminario a Parigi, avremo nell'Institut d'Afrique dei validi appoggi contro l'intemperanza dell'egoismo o francese o religioso.


[1562]
Risponderò all'importantissimo punto delle Canossiane e Figlie della Carità di S. Vincenzo, di cui mi parla D. Alessandro. Ma oggi non ho tempo. I nostri degni Missionari Le baciano la mano. Noi siamo in un Eden di pace: quello che vuole l'uno vuol l'altro; e la causa di tutto è che quei tre galantuomini che furono avvezzi a soffrire tanti ammalati, sanno usare molti riguardi e bontà verso di me ammalato moralmente. Il P. Zanoni è l'anima dell'interno della Casa, ed esercita gran carità cogli ammalati all'esterno: egli inoltre è il medico di casa, il maestro, il falegname fabbro-ferraio, ingegnere, muratore, pittore, tutto: pieno di abilità, pazienza, attività, egli è dappertutto e per tutto. Non so spiegare in verun modo l'antipatia che nutriva contro di lui Pietro Bertoli, che ho decisamente rimandato da Marsiglia: certo fu una gran dose di orgoglio che ha dominato quel cuore.


[1563]
Noi siamo felici in mezzo alla croce che il Signore ci manda di non aver ricevuto ancora sussidi da Colonia. Ma la nostra felicità sarà doppia il dì che potremo abbracciare il nostro caro P. Tezza. Le Suore hanno molto dévouement: la Superiora è un angelo di premura, bontà, umiltà. Le 16 more, grazie a Dio fanno tutte bene e sono molto fondate nella pietà: le più utili però per noi, sono quelle educate nell'Istituto Mazza, ove oltre a migliore istruzione e più vasta sono capaci di soffrire di più, e si adattano più facilmente alle miserie, alle fatiche, al lavoro. Di economia di casa poi, vale più una dell'Ist.o Mazza che le altre sette che abbiamo di 4 monasteri. La pietà però che le sette morette hanno, è tale da poterci promettere che dureranno fermi e costanti nei buoni costumi.

Noi supplichiamo la sua bontà a procurarci l'Unità Cattolica, e la Civiltà Cattolica. Noi non sappiamo che poco di ciò che succede nel mondo, e perciò siamo contenti anche se ci si mandano dopo lette e rilette: ne scrissi a D. Alessandro; ma supplico Lei che mettendo una buona parola, qualche buon anima veronese acconsentirà di cedere ai nostri desideri. Anche il Veneto Cattolico ci sarebbe carissimo: insomma ci raccomandiamo a Lei. Con comodo le spedirò il ragguaglio esatto di tutto, dell'Amministrazione, dell'attuale nostro regolamento interno ed esterno etc. Ma prima è d'uopo che ci faccia cantare Colonia.


[1564]
Il 12 p.p. S. Em. il Card. de Pietro tenne una conferenza per piantare l'Opera del B. Pastore a Roma: vi sono molti membri: spero che a quest'ora sia formato il Consiglio a Roma. Anche a Marsiglia l'anima sublime di Mad.lle Martiny sta lavorando per piantare il Consiglio diocesano, ed ho buone notizie. Bourg en Bresse nella Diocesi di Beley ha aumentato i suoi 120 associati per opera di M.lle Eugenie Cabuchet. Finora non ho avuto più altre nuove notizie. Confidiamo in Dio, che è santo vecchio.

Il S. Padre, se è vero quello che mi si scrive da Roma, ha stabilito un Visitatore Ap.lico nel Monastero Viperesche di M. V., il quale è desolatissimo. Egli (M. V.) ha dichiarato che siccome ebbe il suo monastero grandi spese e guasti per le morette, è un grazia che mi fa a contentarsi di esigere da me solo 1500 Scudi. Tutto al più cederà qualche lenzuolo di quelli che ha dato Vimercati. Sembra che abbia comprato il mio Procuratore: ma in tal guisa rende più pericolosa la sua posizione: povero M. V.! Avea ben ragione S. Filippo di pregare il Signore che gli tenesse le mani in testa perché altrimenti si farebbe turco.


[1565]
Mi riverisca tanto il M.se Ottavio e famiglia: se la Marchesina Matilde desidera degli altri bolli da lettere gliene manderò: mi riverisca Mgr. Vicario, Perbellini, D. Vincenzo e D. Al. Aldegheri, e il buono ed elegante Giovannino con tutti i famigliari.

Mi sembra che sarebbe bene mandare il Decreto, il Programma, il Piano, e tutto ciò che si stamperà sull'opera a S. M. l'Imperatrice, moglie di Ferdinando, insieme alla Carta delle Indulgenze del S. Padre. Mi sembra che l'E. V. sia in tali rapporti da formare di S. M. la piissima Imperatrice, una validissima ausiliaria dell'Opera. Noi tutti le baciamo ossequiosi la mano: ci benedica ogni giorno, ed accetti il nostro cuore tutto tutto, come il cuore de' suoi affettuosissimi figli, e del più indegno, ma non men fervido figlio



D. Daniele Comboni



Le spedisco un'immagine, in cui è dipinta una Suora in costume del genere di quelle che abbiamo noi in Cairo vecchio dedicate all'Opera nostra. Il P. Zanoni ripete la supplica di scrivere a Mgr. Cavriani.






237
Mons. Luigi di Canossa
0
Cairo
10. 2.1868
A MONS. LUIGI DI CANOSSA

ACR, A, c. 14/52



Ld. G. M. in et. così sia.

Cairo, 10 febbr. 1868

Eccellenza R.ma,
[1566]
Spero che avrà ricevuto il nostro Rapporto accompagnato da una mia lettera. Il nostro degnis.o D. Alessandro mi annunciò come fu già formato il Consiglio generale dell'Opera, e come si tenne già la prima seduta, nella quale si fecero due opportunissime deliberazioni. Noi risponderemo alla seconda che ci riguarda con tutto il cuore e con la maggiore esattezza.


[1567]
Frattanto noi preghiamo l'E. V. ad esprimere all'impareggiabile suo Sig.r Fratello il M.se Ottavio, e a tutti gli Ill.mi e R.mi membri del Consiglio i sensi della nostra gratitudine, congratulazione e compiacenza, per essere entrati in un'Opera tutta di Dio per la salvezza di tante anime. Sì, mio veneratissimo Padre: mi sembra che sia Opera di Dio, e che veramente vi entri il dito di Dio. Non le posso esprimere a parole le angustie dell'animo che io provai da un mese e mezzo, veggendomi qui lanciato nell'immenso Cairo con due famiglie di 28 persone, ove tutto costa il doppio od il triplo che nell'Europa, ed ove non v'è denaro e sono tutti falliti. Basta per tacer tutto il dirle che i musulmani si rifiutarono di portarci acqua (per la quale ci va un franco al giorno). Pregammo assai, e novene e tridui: ma l'angoscia pesava tutta sul mio cuore.


[1568]
Grazie a Dio alla casa ed ai missionari e monache e more non mancò mai nulla: di solo vitto non mi bastano 40 franchi al giorno. Ebbene, il giorno 5 corr.te, mi capitò una cambiale di 250 Nap.ni d'oro con una lettera del Presid.e di Colonia la più gentile e feconda di speranze di nuovi invii di denaro. Il medesimo giorno altra piccola somma e buone lettere mi giunsero da Parigi. Noi ci siamo sollevati lo spirito, ed abbiamo cantato il Te Deum. Ringrazi per noi il Sig.re, ché siamo suoi figli, e benedica alla sua Provvidenza, perché il Signore è un vero galantuomo.


[1569]
Il 5 corr.te mi giunsero altresì buone notizie da Roma. Sembra che Mg.r Vicegerente sia disposto a cedermi indietro la ricevuta dei 1500 scudi, ed a lasciarmi tutto ciò che vi è in Verona. E' però inflessibile nel non volermi restituire i letti e la biancheria data alle morette dal C.te Vimercati, che è un ammontare di 500 scudi. Benché i danni da me sofferti sieni gravissimi, tuttavia ho dato ordine al mio Procuratore di Roma (che spinto da un mio amico trattò in fine con giustizia e mi protesse) che quand'Egli riceverà la mia quietanza e una dichiarazione del V. G. che rinuncia ad ogni pretesa sugli oggetti di Verona, cessi da ogni intimazione, e si componga pacificamente con Monsig.re rinunciando a tutto il resto propter amorem D.ni.


[1570]
Il Consiglio di Roma va a perdere il suo Presidente Mgr. Franchi, il quale è destinato a Nunzio Ap.lico in Ispagna, per rimpiazzare Mgr. Barili Arciv. di Tiana che viene fatto Cardinale insieme ad altri otto, che come Ella saprà sono: Mgr. Borromeo, Mgr. Berardi, Mgr. Ferrieri Nunzio A. di Lisbona, Mgr. Bonaparte Luciano, Mgr. Gonella Vesc. di Viterbo, Mgr. Monaco, Mgr. Capalti, e Mgr. Moreno Arciv.o di Valladolid buon Protettore della nostra Opera. Prima però di partire nel prossimo Marzo per la Spagna, Mgr. Franchi organizzerà bene il Consiglio. Godo del pari che il Card.l Consolini sia destinato a Prefetto dell'Economia in Propaganda in luogo dell'E.mo Sacconi. Consolini promise di avere speciali riguardi per l'opera africana.


[1571]
Frattanto, coraggio, Monsignore; Ella sa quanto sono malagevoli i principi delle buone Opere: Dio si degna nell'immensa sua misericordia di contrassegnare l'opera nostra col sigillo adorato della Croce: preghi e faccia pregare perché il Signore tenga diritta la barca; e non paventeremo i più tempestosi oceani.

Noi siamo in perfetta salute. Oggi mi arriva dall'Ospedale turco una mora ammalata musulmana. Dio l'ha chiamata a morire cattolica nel nostro Ist.o. Altre due more fra giorni verranno ad istruirsi da noi per esser cattoliche. Aspetti un poco e vedrà.... Al M.se Ottavio, famiglia, D. Vincenzo... Bacia le mani a Lei



Um.o fi. D. Daniele






238
Firma su un libro
1
Cairo
11. 2.1868


FIRMA SUL REGISTRO DEI BATTESIMI - CAIRO

ACR, A, c. 24/3



Cairo, 11/2/1868



239
Don Goffredo Noecker
0
Cairo
22. 2.1868
A DON GOFFREDO NOECKER

"Jahresbericht..." 16 (1869), pp. 2-3



Cairo, 22/2 = 68

P. P.
[1572]
Glielo confesso, non so proprio come ringraziarla. Infatti dove posso trovar parole per i suoi benefici? Quale lingua saprebbe esprimere i sentimenti del mio cuore e di quello dei miei? Ella col suo generoso dono è divenuto veramente la nostra vita. Ella ha fatto ricchi i poveri, ha messo il fondamento ai nostri Istituti, ha risollevato il coraggio che faceva ormai naufragio!

Infatti eravamo giunti a un punto tale che, per mancanza di denaro, non si ci portava non solo i viveri, ma neppure l'acqua del Nilo. Avevo preso a prestito, mi ero caricato di debiti, mi vergognavo di andare per le vie della città. Tristi erano per me i giorni, insonni le notti. In me s'accresceva sempre più l'affanno per i miei. Facevamo continuamente tridui e novene nella nostra chiesa, ove dimorò per sei anni sotto la pressione dell'amarezza e della tristezza dell'esilio, la Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Al 9 di questo mese ricevetti la sua lettera e il suo denaro! Ed ecco che ci fu donata nuova vita e nuova speranza. A Lei quindi e alla cara Società sia da Dio lode, benedizione e ricompensa, da noi ringraziamenti e le più ferventi preghiere. Lei vorrà abbondanti notizie sulla nostra opera! Ha il diritto e io o i miei collaboratori le procureremo semestralmente, relazioni sull'opera della rigenerazione dell'Africa, entrante ciascuna nei particolari cronologici.


[1573]
E intanto voglia raccomandare a tutti la nostra opera, veramente urgente, perché è risaputo da tutti che per ora noi facciamo affidamento unicamente sui soccorsi della sua Società. Ma affinché il nostro Istituto possa mettere radici solide e robuste in questo suolo, noi abbisognamo sempre più della sua carità; perché altrimenti avvizzirà presto e morrà. La salvezza dei Neri è nelle sue mani. Ma affinché non paia che noi sperperiamo i mezzi mandatici e che facciamo spese inutili, ci permettiamo di rendergliene conto annualmente ed ogni volta lo si richieda. Così ogni socio della Società sarà al corrente del come vengono impiegati i suoi assegni.

Ringraziando nuovamente e di cuore e pregando Iddio che assista con la sua più abbondante grazia per il tempo e per l'eternità Lei e tutti i soci e benefattori della Società, sono lieto di dirmi e di essere ora e sempre



Suo umilissimo servo ed amico

D. Daniele Comboni

Superiore degli Istituti per i Neri e

Direttore Generale dell'Opera del

Buon Pastore per la rigenerazione dell'Africa.



Traduzione dal tedesco.






240
Mons. Luigi di Canossa
0
Cairo
23. 2.1868
A MONS. LUIGI DI CANOSSA

ACR, A, c. 14/53



W.J.M.

Cairo, 23 febbr. 1868

Eccellenza R.ma,
[1574]
Il suo cuore paterno resterà contento del primo fiore che colse l'opera nostra. Quale potenza ha la grazia di Cristo! Non posso esprimerle quanto sofferse la povera Mahbuba negli ultimi due giorni e tre notti, dopo che io l'ho battezzata! ma quanto eroica fu la sua rassegnazione.

Non ho tempo di scriverle, se non che stiamo tutti bene, e speriamo di fare del bene colla grazia di Dio, perché la presenza di negri indigeni in Egitto è come il rocolo per pigliare i tordi.

Però ci è d'uopo procedere con gran prudenza, per evitare gli assalti dei nemici che non vorrebbero...

Una delle copie del Primo fiore, scritta sì bene dal nostro P. Stanislao, manderò io stesso al Museo delle Missioni a Torino, per ottenere con questo da Ortalda il perdono per non avergli mai scritto dopo la mia partenza dall'Europa.


[1575]
Mille ossequi al M.se Ottavio, e famiglia, a Mgr. Vicario, a D.n Vincenzo, Alessandro, et.

In fretta le bacio la Sacra Veste. Mgr. Vicario Ap.lico Ciurcia mi scrisse da Alessandria una bella letterina per la conquista del primo fiore: mi sembra che sia un galantuomo quel Monsignore.



Tutto suo indeg.mo figlio

D. Daniele Comboni