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Data
201
Don Gioacchino Tomba
0
Roma
14. 2.1867
A DON GIOACCHINO TOMBA

AMV, Cart. "Missione Africana"



Roma, 14/2 = 66 [67]

Amatissimo mio Superiore,
[1407]
Martedì prossimo mattina 19 corr.te abbandonerò la città eterna per venire a Verona a trasportare le morette. Spero che saranno state quiete fino ad ora, benché sia passato il tempo da noi stabilito per esse: ma il tempo è vero che è nostro, ma la disposizione di esso è nelle mani di Dio. A quanto mi si scrive da Verona, mi pare che la cuccagna delle nuove evoluzioni sia diventata prosaica da poetica che era, e pare che presso a poco la religione sia bistrattata come nelle altre parti. Speriamo in Dio, che tutto può. La missione di Tonello essendo riuscita bene circa l'elezione dei Vescovi, speriamo che sarà pel momento feconda di qualche vantaggio. Qui a Roma vi è generale tranquillità. Vicino al Quirinale la notte del 9 anniversario della Repubblica, vi furono spari di petardi.... ma cose di carta non fanno male: tutti ne sono indignati: e Roma è tranquilla.


[1408]
Jeri sera sono stato dal Papa, e dà una speciale benedizione a Lei e ai nostri Istituti. Domenica scorsa vi fu la beatificazione del B. Benedetto da Urbino Cappuccino, parente della famiglia Carpegna, mia amica. Fu una funzione commovente al Vaticano.


[1409]
Sono stato più volte dal Re Luigi di Baviera, ottuagenario; ma è sordo come una campana, salta nel discorrer lui solo di palmo in frasca, e non si può con lui trattare affari, perché non capisce niente, benché in molte cose sia intelligentissimo.

La saluta il suo antico compagno di scuola il P. Steccanella, ora alla Civiltà Cattolica. Sono impaziente di venire a Verona per le more: mi saluti D. Beltrame, D. Donato, D. Cesare Cavet. e tutti i preti, e maestre e protestanti, e more e Betta etc.

Arrivederci alla metà della settimana prossima, e preghi pel



Suo aff.mo ed ubb.mo

D. Daniele Comb.

I miei saluti anche alla vecchia zia.

202
Don Francesco Bricolo
0
Venezia
5. 3.1867
N. 202 (190) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/23

Venezia, 5/3 = 67
Mio carissimo D. Francesco!
[1410]
Sono 10 giorni che arrivai a Verona dall'eterna città. Se pria di lasciare il Veneto nel passato novembre non ho potuto venire a Vicenza, questa volta non sarà così, spero, mentre in due o tre giorni voglio essere nella sua cara Vicenza. D. Guella m'avea fatto sperare di vederlo a Verona, ove dovea venire con una falange di collegiali: ma le mie speranze andarono fallite. D. Clerici è fuori di casa: se vi fosse qui presente, certo m'imporrebbe di salutarla. Partii da Roma alla 8 di sera del giovedì 21 feb. e alle 9 e mezza della sera del venerdì 22, cioè in 25 ore e mezza io entrava in Verona. Il collegio nostro ha fatto una vistosa eredità da Fregoso, cioè 400 campi e circa 30,000 fiorini: l'istituto, dice D. Tomba è assicurato: ma vi vorrà molto a riscuotere tutto: supponiamo che sia la metà, perché, dice il proverbio: denari e santità metà per metà: ad ogni modo è una fortuna.


[1411]
L'Istituto cammina discretamente. Io porterò in Africa a Cairo le morette per la via di Roma, ove resteranno un mese, perché ne ricevo dell'altre da Venezia e dalla Francia, e voglio tutte presentarle al Papa: sono un po' disgustato perché non mi si vuol concedere per soli due mesi una maestra: s'intende che tutto pago io, e che l'Ist.o non isborsa nemmeno un soldo: ma non si capisce nulla. D. Tomba del resto è buonissimo con me: resta a vedere quello che succederà quando io avrò trasportate le more. A voce tante cose. Mi saluti D. Tilino et alios: offra i miei ossequi a Mons.r Vescovo etc. e a tutti i miei conoscenti.

Con tutto il cuore un saluto del



Suo affez.mo am. D. Daniele






203
Don Gioacchino Tomba
0
Roma
22. 4.1867
A DON GIOACCHINO TOMBA

AMV, Cart. "Missione Africana"



22 aprile 1867

Amatiss.mo Sig.r Superiore,

Roma Lunedì Pasqua sera 1867
[1412]
Sono afflittissimo perché non sono ancora arrivate le casse, mentre quelle di Padova delle morette di Venezia, dando il medesimo indirizzo, sono arrivate in Roma fino da sabato di mattina. La prego dunque quanto so e posso di spedirle quanto prima al Monastero dell'Immacolata Concezione Via dell'Arco di S. Vito in Roma, perché altrimenti non si possono le morette cambiare vestiti. Oggi facemmo colle morette visita al C.te Vimercati vedovo dell'ex-Regina di Sassonia, cognata dell'attuale dottissimo Monarca di Sassonia. Questi è un gran benefattore.

Mentre che gli raccomando caldamente la pronta spedizione delle casse, lo prego di salutarmi tutti, e ad avermi sempre per



Suo aff.mo D. Daniele
204
Don Gioacchino Tomba
0
Roma
7. 5.1867
A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Amatissimo Sig.r Superiore,

Roma 7/5 = 67
[1413]
Oggi le 12 morette accompagnate dal C.te Vimercati, dall'Arciv.o Vicegerente di Roma e da me, fummo ricevuti dal S. Padre nel giardino Vaticano, e stemmo in compagnia di S. S. un'ora e tre quarti. Non le posso descrivere il divertimento provato dalle morette. Il S. Padre dopo averle ammesse al bacio del piede e dato a ciascuna un mazzo di fiori, un'arancia ed una medaglia d'argento, fece loro una parlata rispondente alla missione ove vanno; e siccome io dissi che fino al settembre non partiranno annuì al desiderio del C.te Vimercati vedovo dell'ex Regina di Sassonia, di volere, cioè, un gruppo di tutta la mia carovana con me, il Conte, e l'Arcivescovo in fotografia, che si eseguirà al mio ritorno in Roma dal fotografo del Papa.

Poi il Papa con a fianco noi tre, seguito dalle more mostrò loro i giuochi d'acqua, gli spruzzi, le vedute, le fontane etc. e molte morette rimasero spruzzate etc. Non posso descrivere le scene variopinte di questi sette quarti d'ora. Mentre che le morette fuggivano gridando dinanzi agli spruzzi di una nave da guerra di bronzo che parea solcare il mare in una fontana, nave che da trentaquattro cannoncini mandava fuori acqua in globi come le palle, il Papa rivolto a me dissemi: "Mi paiono 12 anime del purgatorio, ma di quelle che non hanno ancora finito di scontare la pena." Fu un ricevimento più intimo e familiare di quello che suole il Santo Padre accordare ad una sovrana. Ei manda la benedizione a Lei e agli Istituti. Parlò molto del def.to Superiore, che, dice, era un uomo santo.


[1414]
Sabato, spero, sarò a Verona. Le morette la riveriscono in uno a tutte dell'Ist.o. Tante cose a D. Beltrame e ai preti, e a rivederci, se a Dio piacerà in 4 giorni.



Suo aff.mo in Gesù

D. Daniele


[1415]
Nella settimana dopo l'ottava ho dato gli esercizi spirituali alle morette, le quali l'hanno fatto con molta edificazione. Mi pare che sieno contentissime.






205
Card. Alessandro Barnabò
0
Verona
11.6.1867
AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'

AP SC Afr. C., v. 7, ff. 1118 e 1121



Verona, 11 giugno 1867

E.mo Principe,
[1416]
Ho il piacere di annunziare all'E. V. R. come l'Ill.mo Mons.r Canossa aperse in Verona un Seminario per le nostre care missioni africane, che a tempi migliori piglierà il nome di Istituto del B. Pastore per la rigenerazione dell'Africa; come pure aperse un Ist.o femminile per formare buone missionarie, alle quali vien data una istituzione esclusivamente adatta e la più opportuna pei particolari bisogni dell'apostolato africano. Pigliando un altro Istituto femminile per l'Africa, è d'uopo pagare il mantenimento di 12 suore per servirsene di due o tre sole, perché le altre, per mancanza della necessaria istruzione, restano di soprannumero il più delle volte inutile.


[1417]
Si è associato a me, mercé l'opera del Vescovo, il pio e bravo ex-missionario africano D. Aless. Dalbosco mio antico compagno.

Dal programma che Le invio, l'E. V. conoscerà l'Opera che si è eretta canonicamente in Verona per mantenere i detti Istituti e quelli che si formeranno altrove più tardi pel medesimo scopo africano. Nei terribili tempi che corrono, essendo probabile che si rallenti il fervore e la buona disposizione dei particolari benefattori di Istituti pel timore che le loro beneficenze vengano sciupate dai colpevoli autori di iniqui incameramenti e soppressioni, ho giudicato opportuno di trar profitto dallo spirito di associazione, che domina l'epoca nostra, per cavar mezzi di sussistenza pei predetti Istituti; avendo anche di mira con ciò di far conoscere l'Africa, destare interesse per la sua conversione, e cavare dal campo mistico della Chiesa e dai paesi cattolici, delle buone vocazioni per l'apostolato dell'Africa. Confido che quello, che si è già iniziato in Verona per l'Africa, incontrerà la approvazione dell'E. V., che non respira che per le S. Missioni.


[1418]
Pien di fiducia nella sua bontà oso pregare l'E. V. ad eccitare il degnissimo Vescovo di Verona a continuarmi la benevola protezione. Egli ad uno zelo ardentissimo per l'Africa accoppia una rara prudenza, un'incrollabile costanza nel bene, ed una profonda cognizione dello spirito che deve informare un Istituto di uomini apostolici. Oserei pregare sommessamente l'E. V. ad aggiungere parole d'incoraggiamento a rinforzare le buone disposizioni del mio Vescovo, certo che sarà mirabilmente corrisposta. E' di buona razza: infatti, or fa un mese, la zia di Mons.r Canossa operò in Venezia un miracolo dei più strepitosi, quella zia, che lo portò in braccio e gli inspirò i più alti sensi di pietà e religione.

Rinnovandole la mia preghiera, nella speranza di presto avere l'onore di ossequiarla personalmente, Le bacio la S. porpora, e mi dichiaro con tutta venerazione,



di V. E. R.

um.o ubb. ed oss. S.

D. Daniele Comboni






206
P. Stanislao Carcereri
0
Verona
6.1867
A P. STANISLAO CARCERERI

APCV, n. 1458/21



Verona, giugno 1867

Mio cariss.mo P. Stanislao,
[1419]
Mi hanno recato somma consolazione i vostri sentimenti verso il venerato P. Provinciale, e veggo che vi mostrate degno degli alti destini a cui la Provvidenza vi ha chiamato. Vi assicuro che io sarò interprete dei vostri sentimenti verso il Vescovo circa il P. Artini. Io ho sempre avuta stima e venerazione di quel degno personaggio, né ho mai creduto, e né il Vescovo vi ha mai creduto che sia antip.sta. Mi pare impossibile che vi sia stato, come voi dite, chi l'abbia giudicato tale: no l'innocenza deve essere conosciuta. Dei difetti ne abbiamo tutti; ma i meriti di quel degno uomo coprono ogni neo. State certo che sarà l'argomento di molti miei colloqui col Vescovo sia qui, sia a Roma.


[1420]
Una volta per sempre vi assicuro di adempiere ad litteram quanto ho detto a voce: assicurate anche il P. Zanoni, a cui Mgr. dicea di rispondere alla bella e cortesissima sua lettera: i nostri e suoi voti presso di lui sono pienamente esauditi, e ringraziamone il Signore: pregate e pregate assai il B. Pastore e il S. Cuor di Maria: si Deus pro nobis, qui contra nos? Salutatemi tutti, ch'io abbraccio nel SS.mo Crocifisso. Charitas Christi urget nos: si isti et illi, cur non ego? Christus pro omnibus mortuus est iacta curam tuam in D.no etc. Sono i sentimenti che ci debbono inspirare. Addio



Tutto vostro aff.mo D. Daniele






207
Minuta di un decreto
1
Verona
6.1867
MINUTA DEL DECRETO DIOCESANO

"MAGNO SANE PERFUNDIMUR GAUDIO" del CANOSSA

ACR, A, c. 25/14 n. 5



Verona, giugno 1867



Scritta dal Comboni.

Segue il "Programma e statuto della pia Opera del Buon Pastore" (vol. IX, N. 1148).



208
P. Giovanni Battista Carcereri
0
Roma
20. 7.1867
AL P. GIOV. BATTISTA CARCERERI

APCV, n. 1458/31



Roma, 20 luglio 1867



Cariss.mo,
[1421]
I Rescritti dei 4, cioè suo fratello Stanislao, Tezza, Zanoni, e Franceschini sono già nelle mie mani. Ciascun rescritto è concepito in questi termini:

Ex Audientia SS.mi habita ab infro D. Secretario S. Congregationis Episcoporum et Regularium sub die 5 Juli 1867 = Sanctitas Sua, attenta Religiosorum dispersione, benigne annuit arbitrio Episcopi Veronen. pro facultate Oratorum in enunciato Seminario dumtaxat ad proximum quinquennium retinendi sub sua absoluta dependantia ac iurisdictione etiam in vim Voti obedientiae: Contrariis quibuscumque non obstantibus. Romae

A. Card. Quaglia Praef.s

L. Svegliati Sec.rius

(Sacra Congreg. Episcop. et Regularium)


[1422]
Prego di comunicare ai 4 la grazia ottenuta. A suo tempo si otterrà in perpetuum. Raccomando alla sua saviezza il concertare il modo prudenziale di lasciare i Camilliani per entrare nel novello Seminario. Ho combinata la partenza per l'Africa pei 1.mi di settembre prossimo. Il Santo Padre con autografo rescritto accordò alla pia Opera del B. Pastore per la Rigenerazione dell'Africa Nº. sei indulgenze plenarie annuali in perpetuum. Veda con quanta celerità quell'opera fu approvata dalla Chiesa.

Mi saluti ed abbracci di cuore quei quattro miei carissimi fratelli, e mi riverisca D. Peretti. Dio sa quanto mi fa pena il dolore che proverà il venerato nostro P. Artini: ma l'amore dell'Africane genti mi rende superiore a tutto.

Addio, mio carissimo, preghi pel



Suo aff.mo amico

D. Daniele C.

Io parto da Roma la seconda metà della settimana entrante e passo da Abano per comunicare col Vescovo.






209
De Lamemie de Brienne
0
Verona
22. 8.1867
AL SIG. DE LAMENIE DE BRIENNE

"Annales de l'Institut d'Afrique" 27 (1867)



Verona, Missione Apostolica dell'Africa Centrale,

22 agosto 1867
[1423]
Sua Ecc. Mons. Canossa, Vescovo di Verona, mi ha appena trasmesso il programma dell'Istituto d'Africa, che l'anno scorso gli avevo inviato.

E' con una viva consolazione che apprendo l'esistenza e il nobile scopo di questa istituzione filantropica. Leggendo il suo programma mi sono maggiormente convinto della verità che l'esperienza mi ha insegnato, ossia che là dove vi è un grande scopo umanitario si trova sempre la Francia. Nello stesso tempo in cui la Provvidenza ha chiamato questa nobile nazione a essere la protettrice della Chiesa nell'universo intero, l'ha pure destinata a portare la fiaccola del cattolicesimo e della civiltà nelle regioni immerse ancora nelle tenebre della morte e a favorire i Missionari apostolici, umili strumenti di questa grande opera a un tempo religiosa e umanitaria.


[1424]
Non posso abbastanza esprimere la mia gioia vedendo che lo scopo di questo Istituto è quello di civilizzare l'Africa, che è la parte del mondo più infelice e sventurata. Sono felice di esprimerle la mia soddisfazione, perché votato all'Africa da 17 anni, io non vivo che per l'Africa e non respiro che per il suo bene! Dal 1857 sono rimasto nell'Africa centrale in qualità di Missionario apostolico in diverse tribù, principalmente sul Fiume Bianco, dove sono stato più volte sul punto di morire. Là, vedendo le miserie e l'infelicità di questi poveri africani, si può capire la nobiltà del grande bene che l'Istituto d'Africa s'è imposto. E' per questo che avendo i miei poveri sforzi la più intima connessione con lo scopo dell'Istituto d'Africa, del quale lei è il degno segretario, io mi permetto di presentare il mio Piano per la rigenerazione dell'Africa, esposto in questo opuscolo che ho l'onore di inviarle.


[1425]
Il Piano è basato su questo principio: Rigenerare l'Africa per mezzo dell'Africa stessa.

Mi permetta anche di inviarle il mio programma dell'Opera del Buon Pastore per la rigenerazione dell'Africa, che il Pontefice Pio IX ha appena approvato.


[1426]
Con l'appoggio di Sua Ecc. il Vescovo di Verona, abbiamo potuto aprire due Istituti a Verona, uno maschile e uno femminile, allo scopo di formare e preparare degli elementi per le Missioni dell'Africa. Spero che la Provvidenza benedirà queste piccole case.


[1427]
Intanto, durante il mese di ottobre, intraprenderò una spedizione molto importante e interessante per l'Africa, allo scopo di fondare al Cairo due case per il centro dell'Africa: una per gli uomini e una per le donne, sulle basi e di conseguenza al mio Piano. Questa spedizione sarà composta da sette Missionari, quattro Suore e quattordici maestre nere: queste sono tutte del Fiume Bianco e delle tribù vicine; esse si trovano in Europa da dieci anni e sono istruite in tutte le arti femminili; hanno l'istruzione delle maestre di scuola in Francia. Sono destinate a istruire in Egitto le piccole morette e a spostarsi nel loro paese natale al fine di comunicare a quelle tribù i vantaggi e i benefici della civilizzazione che esse hanno ricevuto dalla civiltà europea.


[1428]
Il mio Piano è quello di formare in Europa dei bravi Missionari, delle buone donne missionarie e dei coraggiosi artisti che si stabiliranno nelle regioni limitrofe dell'Africa dove il clima è sopportabile per gli europei e per gli indigeni. Noi formeremo dei missionari, delle buone donne di famiglia e dei bravi artigiani neri destinati a trasferirsi, dopo la loro istruzione, nei loro paesi nativi per fondare là la civilizzazione secondo il sistema tracciato nel mio Piano.


[1429]
Ecco il legame che mi unisce con tutto l'affetto all'Istituto d'Africa. A misura che le mie piccole case d'Africa faranno dei progressi, noi ci sforzeremo di essere utili al nostro Istituto. Così spero che noi ci daremo reciprocamente la mano per lo scopo comune della rigenerazione dell'Africa.

Perciò la pregherei di farmi pervenire gli Annali dell'Istituto d'Africa ora a Verona e, dopo il mese di ottobre, al Cairo.



D. Daniel Comboni






210
Mons. Luigi di Canossa
0
Verona
15. 9.1867
A MONS. LUIGI DI CANOSSA

ACR, A, c. 14/40



Verona, 15 settembre 1867

Eccellenza R.ma,
[1430]
Le mando il sunto della lettera per Vimercati. Spero che sancirà che si chieda al C.te un dono di mille scudi, dopo di avergli accennato che Ella si contenta di un imprestito. E' il minimum che donò agli altri Istituti, e al Seminario di Milano.


[1431]
Confidi nella Provvidenza, Monsignore; e stia certo che sotto il manto della sua autorità, troveremo quanto denaro fa di mestieri. Abbiamo un'Associazione approvata da Pio IX; abbiamo lingua per battere, penna per iscrivere, coraggio per avere delle ripulse, tutte cose che sono contenute nel famoso petite per ottenere con tutta certezza l'accipietis.

E' una grazia speciale di Dio che Mgr. Vicegerente si sia ritirato: egli non avrebbe donato niente, ma al più anticipato denaro, per poi rimborsarsi sui proventi dell'Associazione. Questo favore ci sarebbe costato caro, niente meno che l'essere schiavi delle sue idee, non sempre conformi al perspicace e retto giudizio di V. E. R.ma.


[1432]
Di più ne sarebbe venuto danno all'Africa, perché Mgr. Vicegerente è affatto contrario che più tardi si chiamino delle altre Istituzioni per moltiplicare le braccia per isviluppare l'Opera dell'Africa. Egli tiene per articolo di fede che l'Istituto inspirato a Teresa sia il solo al mondo destinato a salvare tutte le anime, e che sorga gigante sulle rovine di tutte le altre Istituzioni, le quali, egli dice, dovranno tutte cadere. No, Dio è l'autore di tutte le Istituzioni approvate dalla Chiesa; e tutte, secondo il proprio spirito, concorrono a fondare sulla terra, mantenere e compiere il Regno di Dio.


[1433]
L'ostacolo unico che Mgr. Vicegerente ci può fare, è solo il titolo dell'Opera del B. Pastore, che io avea chiamata dei SS. Cuori di G. e di M., e Monsignore me ne fece mutare il titolo in quello del B. Pastore. Caso che realmente facesse ostacolo, noi potremo ottenere dal S. Padre che la nostra Opera s'intitoli:

"Pia Opera dei Principi degli Apostoli Pietro e Paolo etc." Sarebbe un omaggio ai Principi degli Apostoli nella solenne ricorrenza del XVIII Centenario del glorioso loro martirio; sarebbe l'Opera per eccellenza della grand'epoca del più splendido trionfo di Pietro e Paolo; sarebbe come il sigillo delle grazie ottenute alla Chiesa ed all'Africa in questo anno di gloria e di trionfo dalla sublime potenza dei Principi degli Apostoli, i quali per tutti i titoli sarebbero i Protettori speciali della grande Opera dell'Apostolato dell'Africa.

Sottopongo alla sua saviezza queste riflessioni; ed intanto le bacio la sacra veste, e mi dichiaro con tutto il cuore



Suo indeg.mo figlio

D. Daniele Comboni