Il contributo di Comboni al giornalismo cattolico del XIX secolo.
(Articolo pubblicato sull'Osservatore Romano)

Contesto storico

Comboni rivolse un’attenzione tutta particolare all’importanza e all’efficacia dei mezzi di comunicazione sociale del suo tempo, italiani e stranieri, per metterli a servizio del suo ideale missionario e intrattenne con molti di essi una relazione privilegiata come corrispondente volontario (free lance) dall’estero:”Se io potessi ed avessi tempo vi scriverei spesso e anche tutte le settimane pel vostro foglio; ma non posso (oltre le gravissime occupazioni del mio Vicariato) devo pensare anche a raccogliere oltre 500 franchi al giorno per sostenere i miei stabilimenti: perciò devo scrivere sempre come corrispondente di altri 15 giornali tedeschi, francesi, inglesi, americani, che mi mandino delle belle migliaia. In Italia poi ho relazione con quasi tutti i giornali cattolici, specialmente l’Osservatore Romano, l’Unità Cattolica, l’Osservatore Cattolico, ecc. (ai quali non scrivo quasi mai) oltre ai miei Annali del Buon Pastore di Verona che escono ogni trimestre. Ora io a Voi scriverò sempre delle lettere, ma quando trovate sui giornali cattolici qualche mia corrispondenza, voi potete farla vostra e stamparla come diretta a voi, perché tale è la mia intenzione e mi fate piacere. (…) Voi avrete vedute anche corrispondenze mie sul Museo delle Missioni di Torino, sulle Missioni Cattoliche di Milano e Lione; stendetele e stampatele come dirette a Voi ed alla Libertà Cattolica perché tale è la mia intenzione” (Scritti, 6724-6725).
Per una particolare empatia con le problematiche trattate e i temi discussi, Comboni, fra tutti i giornali e riviste, privilegiò sempre quelli con un taglio missionario come ad es. gli Annali della Propagazione della Fede (trad. ital. a partire dal 1837 ), l’Esposizione delle missioni cattoliche (1864), divenuto in seguito Museo delle missioni cattoliche, ecc….

Il secolo d’oro del giornalismo cattolico

La geniale intuizione di servire l’Africa tramite i mezzi di comunicazione sociale, scaturiva dall’urgenza apostolica per Comboni di annunciare il Vangelo e di far conoscere i molti e irrisolti problemi delle missioni, nei confronti dei quali ormai nessuno poteva più tirarsi indietro, né tra i semplici fedeli né tra i potenti della terra.
Il XIX secolo, specialmente sotto il lungo pontificato di Pio IX (1846-1878), fu un’epoca molto feconda e favorevole per il giornalismo cattolico in Italia, che può riferire a questo preciso spaccato storico la propria data di nascita. Tra il 1854 e il 1858 Bonavino (un ex-prete conosciuto sotto lo pseudonimo di Ausonio Franchi) lanciò La Ragione, un periodico di marcata tendenza liberal-razionalista. Tuttavia c’era un gruppo di giornali (tra essi Il Conciliatore di Milano; il Mediatore, fondato a Torino da Passaglia; L’esaminatore, fondato a Firenze da Stanislao Bianciardi, ecc…), che si proponevano l’ambizioso ideale di comporre i profondi dissensi tra Chiesa e Stato; a questo scopo proposero al Papa la rinuncia spontanea al potere temporale e la coraggiosa riforma della Chiesa.
A Roma nel 1861 veniva fondato L’Osservatore Romano. Nel capoluogo piemontese, fin dal 1848, Don Giacomo Margotti dirigeva L’armonia della religione con la civiltà, che uscì fino al 1863. Egli aveva condotto una campagna contro le leggi di secolarizzazione e aveva pronosticato un’astensione popolare dalla consultazione elettorale del 1860. Dopo l’unificazione d’Italia sorsero diverse iniziative d’ispirazione intransigentista per difendere la libertà della Chiesa e l’autonomia del Papa. Al giornale torinese di Don Margotti succedette L’Unità Cattolica, giornale ancora più combattivo del precedente. A proposito di quest’ultimo ecco un ricordo autobiografico di Comboni:”Siccome don Giulianelli non legge mai i giornali, né Civiltà Cattolica, né l’Unità Cattolica perché dice non sono lezioni spirituali, così senz’altro li mandi direttamente a me ad El-Obeid (Cordofan) tanto l’Unità Cattolica come tutti gli altri giornali che è solito mandare al Cairo; ed avvisi di ciò anche don Businello per Verona Fedele” (Scritti, 6456).
Don Margotti è rimasto famoso nella storia del movimento cattolico italiano per il suo rigido intransigentismo politico, a cui i dirigenti dell’Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici ritennero di dover restare fedeli. Nel 1875 l’Opera dei Congressi diventò un centro di coordinamento a livello nazionale. Le posizioni del movimento si riassumono nella sua più accanita opposizione al liberalismo e nelle sue molteplici manifestazioni per il rifiuto d’uno Stato liberale, al quale contrappose il paese reale e l’astensione dal voto elettorale. Nel 1860 a Milano nasceva Il conciliatore, fondato da un gruppo di sacerdoti diocesani; esso perseguiva una chiara tendenza conciliatorista e antitemporalista. Risale a questo periodo la fondazione dell’Osservatore Lombardo, divenuto nel 1862 l’Osservatore Cattolico; questo giornale sotto la direzione di Don Davide Albertario combatté i liberali, divenendo una delle colonne dell’integralismo e dell’intransigentismo più oltranzista. Altri giornali apparvero in questo tempo come il Carroccio e La Scuola Cattolica. Nel 1863 a Genova furono fondati Gli Annali Cattolici, mentre nel 1866, sempre nel capoluogo ligure, sorgeva la Rivista universale, diretta da Manfredo da Passano e da Paris Maria Salvago, che proponevano una formula sintetico-programmatica per superare le posizioni sia dei conciliatoristi che degli intransigentisti. La rivista nel 1870 si orientò decisamente verso problemi scientifici e sociali. Con ciò s’intendeva favorire un’apertura alle questioni più vive del momento, oltre i dibattiti strettamente confessionali e si criticavano a tal fine quelli che venivano chiamati i “buddisti cattolici” e quelli “egoisti”. Dopo il 1866 le associazioni di libero pensiero, con l’appoggio della massoneria, si diffusero un pó ovunque in Italia, fino ad avere un loro giornale, che neanche a farlo apposta, si chiamava Libero pensiero. Le pubblicazioni d’ispirazione razionalista si moltiplicarono rapidamente. Nel 1873, sempre a Genova, nasceva il quotidiano Il Cittadino. Varie diocesi italiane diedero vita a un settimanale di cui il primo esempio è costituito dal Giornale di Foligno, fondato nel 1886 da Mons. Faloci-Pulignani. Tre fratelli sacerdoti Jacopo, Andrea e Gottardo Scotton, strettamente legati all’Opera dei Congressi, fondarono il settimanale integralista e intransigente La Riscossa. Nel 1879 la Rivista universale rinacque con il titolo di Rassegna Nazionale con il programma mirato di una graduale riconquista religiosa della società anche mediante la militanza politica, sforzandosi di svolgere una mediazione tra il campo politico e quello liberale. Nel 1880 Il Cittadino di Brescia sotto la direzione dell’Avvocato Giorgio Montini rilanciò la formula “preparazione nell’astensione”. Una data molto importante nella storia del giornalismo italiano è costituito dalla pubblicazione dell’Avvenire. Questo quotidiano cattolico dopo laboriosi progetti e travagliate vicende degli anni precedenti, venne fondato a Bologna nel 1896 da Giovanni Grosoli e da Giovanni Acquaderni in sostituzione del giornale cattolico conservatore L’unione. I Vescovi romagnoli avevano dato la loro entusiastica approvazione e la Santa Sede gli concesse un ampio incoraggiamento. Del vento in poppa di cui godeva in questo particolare momento la stampa cattolica italiana, c’è un’importante testimonianza in un giornale dell’epoca, che tra i sostenitori cita anche Comboni:”Ultimo parlò a nome dei giornalisti il Sac. Davide Albertario, ringraziando in generale i Vescovi per la benevolenza che dimostravano al giornalismo cattolico ed in modo particolare il Vescovo locale Mons. Carsana, Mons. Comboni, l’apostolo dell’Africa e Mons. Marinoni, Superiore delle Missioni estere di Milano.” (cf. Il I° pellegrinaggio lombardo al Santuario del SS.mo Crocifisso, in Ordine di Como, Giov.-Ven. 15-16 Aprile 1880).
Nel XIX sec. la stampa cattolica era in piena espansione da una regione all’altra della penisola. Tuttavia al cospicuo numero delle testate non sempre corrispondeva un effettivo impatto sull’opinione pubblica. Il suo atteggiamento era per lo più difensivo, ma a Roma non mancarono giornali di particolare combattività. Ad esempio a Napoli nel 1843, sotto il patrocinio del Card. Filippo Giudice Caracciolo (1833-1844), nacque uno dei periodici più combattivi dell’epoca: “Scienza e Fede”, pubblicazione che precedette la “Civiltà Cattolica” nel difendere la dottrina della Chiesa dagli errori dilaganti del tempo.
Nello sforzo di opporsi all’anticlericalismo affioravano talvolta tendenze legittimistiche, semplicismo politico e spirito anacronistico: è il caso del Veneto Cattolico, quotidiano fondato nel 1867 da un gruppo di sacerdoti veneziani, che poi avrebbero assunto funzioni direttive nel movimento cattolico anche a livello nazionale.

Dai giornali alle riviste

Nel campo delle riviste che videro la luce in questo secolo, un posto del tutto ragguardevole va riservato alle Letture Cattoliche, rivista fondata da San Giovanni Bosco nel 1853 per arginare la dilagante propaganda protestante, particolarmente intensa in Piemonte. La rivista era destinata all’istruzione religiosa del popolo ed ebbe una diffusione rapida ed efficace sull’animo dei cattolici. A Genova nell’ottobre 1892 si tenne il I° Congresso nazionale dell’Unione cattolica per gli studi sociali, fondata a Padova da Giuseppe Toniolo nello stesso anno; da questo congresso nacque la benemerita e importante Rivista internazionale di Scienze sociali e di discipline ausiliarie, fondata nel 1893 e diretta da Salvatore Talamo e dallo stesso Toniolo; essa era l’organo ufficiale dell’Unione cattolica per gli studi sociali. Ma la più prestigiosa e importante di tutte le riviste del XIX sec. fu la Civiltà Cattolica. Già progettata prima dei moti rivoluzionari del 1848 e concepita come rivista scientifica e letteraria, da pubblicarsi in latino e con la collaborazione di religiosi stranieri. Comboni non nascose la sua particolare ammirazione sia per la rivista che per i Gesuiti :”È l’espressione di ciò che il sincero cattolico deve credere e pensare in mezzo al torbido orizzonte ed alla confusione dello spirito moderno: è l’espressione del retto pensare del re fra tutti
i periodici, la Civiltà Cattolica, Opera stupenda e sublime che da sé sola basta a rendere glorioso quell’Ordine ammirabile che con tanta sapienza lo dirige.” (Scritti, 5552)
La fisionomia della rivista andò precisandosi a poco a poco, assumendo quel tono intransigente che di fatto avrebbe accomunato, nella generale condanna, ogni forma di liberalismo e di democrazia. In contrasto con le pretese di riforma del cattolicesimo liberale, la rivista dei Gesuiti affermò che la Chiesa, per la sua stessa istituzione divina, era irriformabile. Essa non solo non doveva adeguarsi alla civiltà moderna, ma doveva promuovere il ritorno della società al cattolicesimo e l’instaurazione di un’autentica civiltà cristiana. Dopo un’iniziale opposizione del Preposito Generale della Compagnia di Gesù, l’Olandese P. Jean-Philippe Roothaan (1785-1853), per impulso dei Padri Cambi, C. M. Curci ma specialmente Taparelli, Pio IX il 9 Gennaio 1850 decideva la pubblicazione del periodico, in lingua italiana, con sede provvisoria a Napoli, in attesa di passare a Roma appena gli avvenimenti politici lo avessero consentito. Nell’Aprile seguente la rivista cominciava ufficialmente la sua attività editoriale, puntando a diffondersi da un capo all’altro della penisola. Costretta ad abbandonare la sede di Napoli per l’ostilità crescente del regime borbonico e a trasferirsi nel Settembre dello stesso anno a Roma, non ebbe vita facile neppure in seguito e, dopo l’occupazione di Roma, dovette emigrare di nuovo, questa volta in direzione di Firenze dove rimase fino al 1887.
Profondo fu l’influsso della rivista, la quale a poco a poco si presentò come l’organo più autorevole dell’intransigenza e si fece sostenitrice delle idee che in seguito sfociarono nel Sillabo di Pio IX (1864). Ciononostante, nell’insieme delle varie correnti di pensiero del Risorgimento, la rivista svolse una funzione equilibratrice e seguendo passo passo gli avvenimenti, andò preparando quella partecipazione dei cattolici italiani alla vita del nuovo Stato, che i tempi gradualmente rendevano possibile e auspicabile. Nell’arroventato clima politico del tempo le posizioni tendevano a irrigidirsi ed era scontato, da parte dei difensori dei diritti e del pensiero tradizionale della Chiesa, denunciare un pò dappertutto traviamenti e aberrazioni culturali; il clima era da crociata e in esso l’opera della rivista gesuita si inserì con una sua precisa funzione: arginare errori, precisare dottrine, orientare scelte e posizioni di clero e laicato. Tra i motivi della rapida diffusione e del successo della rivista, che ottenne fin dagli inizi una tiratura cospicua, vanno ricordati la crescente importanza del giornalismo e l’attenzione speciale data alle questioni d’attualità, ma soprattutto la tempestività degli interventi e la competenza dei vari collaboratori. Il credito, in campo cattolico, fu dovuto al fatto che Civiltà Cattolica si presentò subito come uno strumento particolarmente efficace nelle lotte che la Chiesa doveva sostenere contro il liberalismo da una parte e l’assolutismo dall’altra, come pure per l’entusiastico appoggio dato alla rinascita del tomismo e all’indizione del Concilio Ecumenico Vaticano I (1869-1870).
Ultimo in ordine di tempo a fondare, sul finir del secolo, un organo di stampa fu Romolo Murri (1870-1944), brillante e giovane prete marchigiano, che nel 1898 lanciò un nuovo periodico: “La cultura sociale”, fino al 1906 l’organo più autorevole e diffuso del nuovo movimento politico popolare della Democrazia Cristiana.

Fondamento biblico-cristologico ed ecclesiale

Nella Bibbia l’informazione è sempre sostenuta e motivata da un incoercibile desiderio di comunicare la Parola di Dio. Più grande è questo desiderio e più suscita strumenti comunicativi consoni allo scopo. L’informazione biblica tende sempre a coinvolgere il lettore, a suscitare una risposta che dà luogo ad una successiva comunicazione, che, a sua volta, coinvolge altre persone
Cristo è il perfetto comunicatore del Padre; nella storia dell’umanità Egli realizza la più alta forma di comunicazione possibile. Nel mistero dell’incarnazione Egli attua in se stesso la più intima unità tra Dio e gli uomini. La parola di Gesù di Nazareth s’inserisce perfettamente nella mentalità di coloro a cui si rivolge.
La comunicazione sociale, da Cristo perfetto comunicatore, attinge significato, valore e scopo. Gesù Cristo ci ha fatti compartecipi della sua comunicazione con il Padre, che sfocia in una Koinonia sempre più intima ed esigente. Ispirandosi a Cristo, la comunicazione sociale sarà sé stessa in proporzione ai vincoli di solidarietà con i quali riuscirà a saldare gli uomini tra loro. La comunicazione sociale dovrà garantire rispetto, libertà, potenziamento della dignità della persona in ordine a una società planetaria basata sull’unità di esseri uguali e liberi. Non esiste Koinonia autentica se non di persone che siano pienamente se stesse. La libertà di parola e di espressione si fonda sul senso profondo della fede, perché il popolo di Dio possa aderire alla fede trasmessa e con retto giudizio penetri in essa più a fondo e più pienamente l’applichi alla propria vita. Cristo liberandoci dal peccato ci ha fatti capaci di giudicare ogni cosa con libertà in armonia con la sua volontà.
Il dialogo non nuoce affatto alla Chiesa, se ispirato alla carità anche nel dissenso e se animato da una volontà costruttrice e da un grande amore per la comunità ecclesiale. La Chiesa deve fare di tutto perché i giornalisti godano della libertà necessaria all’esercizio della loro professione e deve vigilare affinché l’informazione risplenda sempre più per l’esattezza e la verità. Comboni non mancò mai di protestare con vigore quando questi valori essenziali venivano compromessi:”Io non vi prestai molta fede, perché so che da alcuni anni la stampa periodica è diventata in Italia l’organo della menzogna e non della verità” (Scritti, 1609)

Problematiche attuali

Gli strumenti della comunicazione sociale devono essere tramiti, vie, mezzi di esposizione e di confronto sereno e democratico delle opinioni; palestra di tolleranza e maturità. Colui che comunica deve esercitare una funzione di stimolo per far nascere, raccogliere e diffondere le idee e per facilitare il loro libero e pacato confronto. La libertà dell’informazione è un elemento essenziale nella formazione di un’opinione pubblica veramente libera e documentata. A questo scopo c’è bisogno d’una legislazione sempre più equilibrata, vigile e aggiornata, che tuteli la libertà di comunicazione e d’informazione da qualsiasi tipo di pressione, così che garantisca al cittadino il diritto di critica pubblica nei riguardi della gestione della comunicazione, soprattutto se questa assume forma di monopolio. La legislazione inoltre deve propugnare un pluralismo tale che preservi le fonti organizzate della comunicazione da una spregiudicata concentrazione del potere mediatico. Comboni fu sempre estraneo agli intrecci fra cultura (paideia), politica e potere, mentre oggigiorno, di fatto, troviamo i media come sistema:”Qui non ho tempo né voglia di guardare alla politica, che travaglia la vostra Europa. Qui mi trovo in un mondo nuovo, che aspetta la sua civiltà, a mezzo della fede.”(Scritti, 3642).
Soprattutto le autorità dei paesi emergenti devono prestare particolare attenzione ai mezzi di comunicazione di massa e incrementare l’enorme potenziale di elevazione culturale e sociale disponibile negli strumenti di comunicazione, tutto a beneficio delle popolazioni più svantaggiate.

Conclusione

L’incapacità dei mezzi di comunicazione sociale a informare e a sollecitare le coscienze della gente, è sotto gli occhi di tutti. I mass-media fanno affari d’oro offrendo divertimento e creando illusioni collettive sempre più alienanti, oppure raccontando la vita da nababbi di pochi privilegiati, non le immani tragedie dei poveri del mondo, che denunciano i nostri arrivismi e inquietano le nostre coscienze assopite. Comboni ritenne suo precipuo dovere quello d’informare sempre l’opinione pubblica delle grandi calamità umanitarie del suo tempo ed essendo dotato d’una personalità magnetica, era capace di catturare con il suo fascino irresistibile il suo uditorio e di coinvolgerlo nella causa missionaria, che portava avanti da anni in solitudine:” La prego con la massima insistenza di volersi interessare nel suo stimatissimo giornale del dolore di quei poveri affamati dell’Africa Centrale, dei quali io nonostante la mia indegnità sono il primo Vescovo e Vicario Apostolico (…). Perciò la prego di annunciare sul suo illustre giornale una colletta in favore dell’Africa Centrale. Io prego il Sacro Cuore di Gesù che la sua calda raccomandazione sul giornale possa muovere i cuori dei generosi benefattori nella Germania cattolica, affinché con le loro offerte mi vengano in soccorso.” (Lettera a un redattore del Westfälischen Merkur, in Jahresbericht des Vereines zur Unterstützung der armen Negerkinder, 26 (1878), pp. 5-8).
Oggi, a differenza dei tempi di Comboni, le avanzate tecnologie moderne permetterebbero un’informazione completa, tempestiva ed efficace, se essa non fosse monopolizzata dagli Stati, dai singoli magnati, o dalle multinazionali che li utilizzano invece per i loro interessi privati o per mero scopo di lucro.
La carta stampata ha segnato inequivocabilmente l’inizio dello sviluppo e dell’affermarsi inarrestabile dei mezzi di comunicazione sociale. Il loro tremendo potere consiste nel creare forme di pressione sulla società civile, attraverso specifiche campagne di opinione pubblica. Pensiamo al fenomeno della globalizzazione. Senza i mass-media questa sarebbe stata impossibile da realizzare. Grazie ad essi invece la globalizzazione mette a segno la più eclatante delle globalizzazioni culturali che siano mai state realizzate nella storia delle nostre civiltà.

P R E G H I E R A

O Dio,
che per comunicare agli uomini il Tuo Amore
hai mandato sulla terra il Tuo unico Figlio, Gesù Cristo,
e Lo hai costituito Via, Verità e Vita dell’umanità,
concedi che gli strumenti di comunicazione sociale
siano sempre adoperati per la Tua gloria e per il bene del prossimo.
Suscita vocazioni per questo multiforme apostolato,
e ispira le persone di buona volontà
a contribuire con i loro doni personali
affinché la Tua Chiesa possa annunciare con questi mezzi
il Vangelo a tutti i popoli della terra.
Per Cristo nostro Signore.
A M E N

* TESTI PER LA PREGHIERA: (Lectio – Meditatio – Oratio – Contemplatio)
Mt. 5,37; 7,29; 8,1.18; 12,34-37; Mc. 1,22; 2,2;
Lc. 4,32; 5,1; Gv. 7,46; Ef.4,25.29; Eb. 1,1-2.

* TESTI PER LA DISCUSSIONE: (Collatio - praticatio)
Gn. 11,4-8; Mt. 13,54-58; 28,19-20; Mc. 16,15; At. 2,5-11.


Preghiera del giornalista:

O Maria,
la Tua giovane vita é stata segnata
da una notizia impensata e impensabile,
che è divenuta la Buona Notizia
per tutta l’ umanità.
Tu hai provato l’emozione e il turbamento
che tutti sentiamo di fronte agli eventi.
E sei capace di dare ospitalità a Dio
nella Tua casa e nella nostra casa.
O Maria,
anche noi giornalisti siamo chiamati
a dare notizie che possono costruire
o possono distruggere, possono orientare
o disorientare, rendere felici
o rendere infelici. Aiutaci, o Maria,
a raccontare sempre la verità
con lo stile sapiente della carità
per allargare la casa della speranza.
O Maria,
la Tua libertà è stata un raggio di luce ,
che si è piegato soltanto davanti a Dio,
perché Dio è il senso e lo scopo della libertà.
Donna della Buona Notizia,
aiuta noi giornalisti
a non vendere mai la nostra libertà
al calcolo dell’interesse o del potere,
affinché diamo acqua pulita alla gente
che desidera costruire un mondo migliore.
A M E N

(Mons. Angelo Comastri, Arcivescovo prelato di Loreto)

1 Febbraio 2004

P. Antonio Furioli, mccj