Lettera di auguri pasquali del padre comboniano Franco Nascimbene dalla Colombia

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Venerdì 29 marzo 2024
«Carissimi, è la prima volta che vi scrivo quest’anno e vorrei mandarvi qualche linea prima di Pasqua. Nella nostra comunità abbiamo deciso che quest’anno io dedichi una parte del mio tempo ad avvicinare le decine, o probabilmente le centinaia, di uomini, donne e giovani drogati che girano nel quartiere. Ho scelto per iniziare da una panchina che loro hanno costruito sotto un albero e l’hanno pitturata di rosso», scrive P. Nascimbene ai suoi amici.

Perché contemplarti sulla croce ci salva?

Carissimi, è la prima volta che vi scrivo quest’anno e vorrei mandarvi qualche riga prima di Pasqua. Nella nostra comunità abbiamo deciso che quest’anno io dedichi una parte del mio tempo ad avvicinare le decine – o probabilmente le centinaia – di uomini, donne e giovani drogati che girano nel quartiere. Ho scelto come luogo da cui iniziare la panchina che loro stessi hanno costruito sotto un albero e poi hanno pitturata di rosso.

Lì, a qualsiasi ora del giorno e della notte, c’è sempre un gruppetto di persone sedute che si drogano. Da circa un mesetto, ho iniziato ad andare a sedermi con loro, due o tre volte la settimana, per ascoltarli e chiacchierare con loro. La cosa non è sempre facile come sembrerebbe a prima vista. Come quando mi sono trovato seduto a quel giovane che parlava tutto il tempo, senza mai interrompersi, e non ha detto una sola frase che avesse la benché minima connessione con la precedente; con lui, il dialogo è fallito. Come è fallito con quell’altro che è andato avanti per più di mezz’ora a insultarmi, dicendomi che sono pieno di soldi – soldi che il Vaticano mi manda regolarmente e non voglio darglieli. Anche un terzo ha continuato a chiedermi che gli pagassi un pranzo…

Altri incontri sono più piacevoli. Gradevole è stata la conversazione avuta con tre adolescenti che, quando ho chiesto loro dove trovassero i soldi per drogarsi, hanno cominciato ad accusarsi a vicenda di essere ladri. Sorprendentemente, alla fine tutte e tre hanno riconosciuto di esserlo, spiegandomi però che sono “ladri buoni”, perché non rubano mai gente del quartiere, ma solo persone di altre zone.

Intenso è stato il dialogo avuto con una giovane mamma – ancora molto attraente nei suoi trent’anni – che mi ha raccontato che si droga orami da quindici, ma, da quando ha figli, ha smesso di farsi con droghe forti. «Ora fumo solo marijuana», m’ha spiegato. Quando le ho chiesto perché non smettesse del tutto, m’ha risposto: «Non ci riesco».

Ho avuto anche un dialogo anche con un drogato “teologo”. Con lui sono riuscito a parlare soltanto della recita del rosario, della devozione alla Madonna del Carmine e sulla differenza tra preghiera e orazione, ed è stato lui a “condurre” la conversazione. Ma non saprei dirvi di preciso quale sia la vera differenza tra le due, che lui invece ci trova.

Mi chiederete a cosa possano servire questi incontri? A dire il vero, neanch’io lo so esattamente. Per ora, tuttavia, sono convinto che, in un ambiente dove tutti li disprezzano, può essere per loro una “buona notizia” che un prete non si vergogna di sedersi in mezzo a loro e ascoltarli. Cosa ne nascerà? Non lo so. Solo il tempo dirà. E lo Spirito ispirerà…

La generosità dei poveri non smette di stupirmi. Qualche settimana fa, ho visitato una casa dove vivono tre vecchietti tra i 75 e i 90 anni. Sono fratelli. Non hanno mai avuto né figli, né donna. Sono magri da far paura, e non hanno più la forza di lavorare. Ho chiesto loro come se fanno a mangiare. M’hanno risposto che c’è sempre qualche vicino che porta loro un po’ di cibo. Così, mi sono subito unito ai vicini. Come loro, ogni tanto, li vado a trovare, lasciando loro un sacchetto di alimenti.

Fa un caldo bestia. Tutti si lamentano. Si è costretti a dormire senza nulla indosso e con la finestra aperta. Ma nessuno – c’è a giurarci – si domanda se per caso non sia anche colpa sua. Il riscaldamento globale indotto in buona misura dai toppi fumi che ogni sacrosanto giorno mandiamo in cielo.

A questo riguardo, la nostra comunità comboniana ha deciso di non avere né auto né moto. Io ho smesso di guidare un’automobile 35 anni or sono. Troppe persone, anche tra i poveri, ricorrono facilmente all’uso di un taxi per spostarsi, usando ormai con estrema facilità una app presente sul cellulare con la quale ordinano una un’auto e se la fanno arrivare davanti all’uscio di casa a poco prezzo, senza pensare che ogni veicolo in più che circola aumenta le emissioni nell'atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra.

Negli ultimi dodici mesi ho fatto ricorso a un’auto privata due sole volte: la prima, per un viaggio alle 4 del mattino, quando i bus non circolano ancora; la seconda, quando ho dovuto trasportare un tavolino e dodici casse di libri. Immagino che, da voi, parlare di queste cose è un “tema tabù”: chiedere a un italiano di non usare la sua auto è come chiedere a una mucca di vivere senza mangiare erba!

La salute va benino, a parte qualche dolorino legato al fatto che non sono più un giovanotto. da vecchietto.

Alcuni giorni fa – era una domenica mattino presto – meditavo su un testo biblico il cui messaggio era che chi fissa i suoi occhi su Gesù “innalzato” sulla croce ha la vita eterna e si salva. Mi sono allora seduto un’oretta davanti a un grande crocifisso e ho cominciato un dialogo con colui che vi è inchiodato. La conversazione è andata più o meno così.

►Gesù, perché sei lì?

 Mi ci hanno messo a motivo delle mie amicizie con prostitute, lebbrosi, raccoglitori corrotti di tasse, stranieri, gente ritenuta impura, peccatori, e simili.

►Solo per questo?

 Anche perché ho detto ai grandi proprietari di terre che la terra è da condividere con i poveri.

►E per cos’altro ancora?

 Ho detto a soldati e guerriglieri che fare uso della violenza e uccidere gli altri non è il modo di risolvere i problemi.

►Per qualche altro motivo?

 Ho anche detto ai politici che sono dove sono per difendere i diritti dei poveri, non per arricchirsi alle loro spalle.

►C’è dell’altro?

 Un giorno fatto ho creato un vero e proprio ginepraio nel tempio di Gerusalemme, perché i gestori di quel luogo sacro avevano trasformato ciò che dovrebbe essere un luogo di preghiera in una spelonca di ladri, tutti intenti a sfruttare i poveri. Mi sono fatto una sferza di cordicelle e ho preso a scacciare tutti i mercanti di pecore e i buoi, e ho gettato a terra il denaro dei cambiavalute, rovesciandone i banchi.

►E cos’è successo?

 Si son messi tutti d’accordo, mi hanno preso e mi hanno inchiodato qui dove mi vedi.

►Ho capito. Ma spiegami un po’: perché contemplarti lì sulla croce ci salva?

 Perché, se capite il motivo per cui sono finito qui, capite anche che, se davvero volete essere miei discepoli, dovete impegnarvi contro tutte le ingiustizie di cui venite a conoscenza. Non dico che non incontrerete problemi, ma di certo avvertirete dentro di voi che il vostro lottare per la giustizia riempirà il vostro cuore di una gioia immensa e vivrete una vita piena. Inoltre, contemplandomi in croce, troverete la forza di fare quello che ho fatto io, e quella vostra lotta si trasformerà in resurrezione.

Mancava ancora un paio d’ore all’inizio della messa. Ho preso un foglio e ho gettato giù il breve dialogo che avevo da poco avuto con Gesù. Iniziata l’Eucaristia, dopo la lettura del vangelo, ho abbandonato l’ambone e sono andato a sedermi in mezzo alla gente, con il microfono in mano. Ho inviato tutti a fissare i loro occhi sul Gesù inchiodato sul grande crocifisso appeso nel catino absidale, e ho cominciato a leggere ad altra voce quello che avevo scritto.

«Gesù, perché sei lì?».

Buona Pasqua!

P. Franco Nascimbene