In Pace Christi

Zoller Franz

Zoller Franz
Fecha de nacimiento : 06/11/1919
Lugar de nacimiento : Öpfingen/D
Votos temporales : 28/05/1939
Fecha de fallecimiento : 02/10/1941
Lugar de fallecimiento : Russia

Il giovane Franz Zoller, originario della diocesi di Rottenburg in Germania, entrò come aspirante fratello il 16 maggio del 1933 a Mellatz. Passò quindi a Ellwangen, dove inizierà il noviziato il 4 giugno 1937. I primi voti li farà il 28 maggio 1939 a Josefstal e li rinnoverà l’anno dopo a Mellatz.

Parte quindi soldato un mese dopo e lascerà la sua giovane vita su un campo di battaglia del fronte russo nell’anno successivo.

B. Serale, Necrologi dei confratelli della DSP, Innsbruck 1992, p. 62

 

 

Br. Zoller Franz (06.11.1919 – 02.10.1941)

  Br. Franz stammte aus Öpfingen/Baden-Württemberg und kam am 6. November 1919 zur Welt. Im Alter von 14 Jahren kam er als Bruderaspirant ins Missionshaus Mellatz und begann seine Ausbildung als Gärtner. Am 4. Juni 1937 wurde er im Missionshaus Josefstal ins Noviziat aufgenommen. Dort legte er zwei Jahre später am 28. Mai 1939 die ersten zeitlichen Gelübde ab. Bis zu seiner Einberufung arbeitete er als Gärtner in Mellatz.

  Am 27. Juni 1940 wurde er nach München einberufen. Bereits am 2. Oktober 1941 musste er in Russland sein junges Leben hingeben. Er stand zwei Schritte vor seinem Unteroffizier, dessen bester und liebster Kamerad er war, als ihn eine Kugel ins Herz traf. Er legte die Hand aufs Herz und fiel mit einem leisen Schrei kopfüber zu Boden.

  Aus einem Brief des Unteroffiziers Ott Hermann: „Liebe Familie Zoller: Gestatten Sie mir, dem Unbekannten,  wenige Zeilen zur Ehre Ihres Gefallenen und vielleicht auch zu Ihrem Trost bei solch schwerem Verlust, den Sie erlitten haben. Was mich zum Schreiben zwingt, ist allein jenes leuchtende, heilige Antlitz, das mir am 3. Oktober entgegenstrahlte, als ich die Toten des vergangenen Tages suchend, über die Stoppelfelder ging. Jenes ewige, strahlende Antlitz, geschmückt mit dem Grün der Tarnung und geadelt vom Stahl des Helmes, den der Tote wie eine Krone trug. Wohl war der Blick gebrochen und Todesstarre lag in den Zügen, aber der hier gefallen war, musste in den letzten Augenblicken seines Lebens vom Geheimnis des Ewigen berührt worden sein, denn der Zauber des Überirdischen  verklärte sieghaft das junge Gesicht. So viel Frieden, so tiefe Ruhe, so göttliche Stille atmete diese einsame Stunde, dass ich stehen bleiben musste, und mir war, als stünde der ewige Gott neben mir, der Macht hat, selbst dem undurchdringlichen Tod seinen Stachel zu nehmen. Der hier auf den Schultern lag, hatte im Tod noch seine Arme weit ausgebreitet, als wollten sie ein unfassbares Glück mit letzter Hingabe an sich reißen. Er musste tapfer gewesen sein, denn  er lag ganz am Rande des Dorfes, das er mit seinen Kameraden erstürmen sollte.

  Als ich die persönlichen Dinge des Toten sammelte, war ich erschüttert, ob der Größe des Lebens, das hier sein Ende gefunden hatte. Der Junge hatte mit seinem Herrn so tief verbunden gelebt, wie es Beispiel sein kann für alle jene, die heute den Anruf Gottes in den Stürmen der Gegenwart hören, das Kreuz Christ in die Mitte ihres Lebens zu stellen. Ich fand den Rosenkranz in seiner Hosentasche, das Medaillon, den Kalender und das herrliche Tagebuch in seiner oberen Rocktasche. Das Tagebuch, in dem der in schwerstem Kampf, in unmittelbarer Gefahr schwebende Franz in letzter Stunde das letzte, tiefste Geheimnis seines Lebens entschleierte: Alles zur Ehre Gottes.

  Es gibt und kann nichts Trostvolleres für Sie und für uns alle geben, wenn wir an das Weiterleben in der Ewigkeit denken, als dieses letzte Wort, geschrieben in letzter Stunde, aus tiefstem Glauben. Es gibt uns die unumstößliche Gewissheit, das Franz zur Ehre Gottes weiterlebt nach einem Leben, das wohl nicht lange gedauert hatte, in dem aber alles beschlossen war: Glaube, Liebe und Hoffnung. Und kommt jener jüngste Tag, an dem die Stimme Christi, mächtig über alles Leben und allen Tod, in den Himmeln und auf den Erden alles verwandelnd rufen wird: Jüngling, ich sage dir steht auf - dann wird unendliche Freude sein, wie sie tiefer nicht war, als der Mutter des Jünglings ihr Sohn lebend zurückgegeben wurde.   Seien Sie, liebe Familie, versichert, dass solche Soldaten, wie Franz einer war, in uns weiterleben und uns in unserem Leben begleiten wie mächtige Engel. In tiefer Verbundenheit, Hermann Ott Unteroffizier“. Am 15. Oktober 1941. R.I.P.

 

Fr. Zoller Franz (06.11.1919 – 02.10.1941)

  Fr. Franz era nato a Öpfingen/Baden-Württemberg il 6 novembre 1919. All'età di quattordici anni fu ammesso come aspirante Fratello a Mellatz e iniziò l’apprendistato di ortolano. Il 4 giugno 1937 fu ammesso al noviziato a Josefstal. Lì fece i primi voti due anni dopo, il 28 maggio 1939. Fino alla chiamata alle armi il 27 giugno 1940 ha lavorato come giardiniere a Mellatz.

  Già il 2 ottobre 1941 terminò la sua vita in Russia. Stava a due passi dal suo caporale, il suo migliore e più caro compagno, quando un proiettile lo colpì nel cuore. Si mise la mano sul cuore e cadde a terra con un leggero grido.

 Da una lettera del caporale Ott Hermann

  Cara famiglia Zoller: Mi permetta inviarla poche righe in onore del vostro caduto Franz e, spero, per offrire un po’ di conforto in questo momento della dolorosa e così pesante perdita. Quello che mi spinge di scrivere è quel volto luminoso e santo, che brillava il 3 ottobre quando stavo cercando i morti del giorno precedente sui campi di stoppie; quel volto eterno e radioso, adornato dal colore verde del camuffamento e nobilitato dall'elmetto, che il morto portava come una corona. Gli occhi erano spenti e sulla faccia appariva la rigidità cadaverica ma il nostro morto doveva essere stato toccato negli ultimi momenti della sua vita dal mistero dell'eterno, perché il fascino del soprannaturale aveva trasfigurato il volto giovane. Quest’ora di solitudine respirava tanta pace, un profondo silenzio e divina quiete che mi sono dovuto fermare e mi sono sentito come se il Dio eterno stesse accanto a me, lui che ha il potere di togliere alla morte impenetrabile il suo pungiglione. Chi giaceva sulle sue spalle aveva allargato le braccia nella morte, come se volessero cogliere l'incredibile felicità con l'estrema dedizione. Doveva essere stato coraggioso perché si trovava proprio alla periferia del villaggio che avrebbe dovuto assaltare con i suoi compagni.

  Quando ho raccolto gli oggetti personali del defunto, sono rimasto commosso dalla grandezza della vita che stava per finire qui. Il giovane aveva vissuto profondamente unito al suo Signore che può servire da esempio a chiunque sentisse la chiamata di Dio nelle tempeste dei nostri giorni, di mettere la croce di Cristo al centro della loro vita. Ho trovato il rosario nella tasca dei suoi pantaloni, il medaglione, il calendario e il diario nella tasca della giacca superiore. Il diario in cui il giovane Franz aveva rivelato nella lotta più difficile e in pericolo immediato di vita Franz nelle ultime ore il più profondo segreto della sua vita: tutto per la gloria di Dio.

  Non c'è niente di più consolante per voi e per tutti noi, se pensiamo nella vita eterna, che quest’ultima parola, scritta all'ultima ora, della più profonda fede. Ci dà la certezza incontrovertibile che Franz vive nella gloria di Dio dopo una vita che non durò poco, ma in cui tutto era stato deciso: fede, amore e speranza. E quando arriva quell’ultimo giorno in cui la potente voce di Cristo sulla vita e sulla morte, nei cieli e sulla terra, trasformando tutto, chiamerà: giovane, io ti dico alzati – allora regnerà gioia infinita e più profonda che quando alla madre è stato restituito suo figlio vivo.

Siate sicuri, cara famiglia, che tali soldati, come Franz, continuano a vivere in noi e ci accompagnano nella nostra vita come potenti angeli. In profonda unione, Hermann Ott, caporale. 15 ottobre 1941. R.I.P.