Lunedì, 10 novembre 2014
Ancora un piccolo gesto di solidarietà dei comboniani a favore della popolazione afrodiscendente della regione di Itapecuru Mirim, nello stato brasiliano del Maranhão. Trentacinque comunità quilombolas hanno alzato la loro voce in forma organizzata e non violenta, ma decisa, con il vigore dei tamburi e la dignità della loro cultura. La rete “Justiça nos Trilhos”, della quale i missionari comboniani sono membri fondatori, è stata al fianco delle comunità quilombolas e continuerà ad appoggiarne le legittime rivendicazioni.


Le comunità quilombolas reclamano il riconoscimento e il titolo delle loro terre, davanti all’indifferenza e alla burocrazia degli organi pubblici e contro i grandi progetti dell’attività mineraria che hanno invaso i loro territori e la loro vita. Più di trecento persone hanno occupato per cinque lunghi giorni la linea ferroviaria di Carajás, in concessione alla ditta Vale che trasporta su questa linea circa 300mila tonnellate al giorno di minerale di ferro, attraversando le terre quilombolas.

Alcuni quilombolas si sono legati ai binari e hanno iniziato uno sciopero della fame fino a quando le comunità non saranno ricevute dalle autorità federali, “perché – hanno detto – siamo stanchi di promesse vuote e mai mantenute da parte dell’Istituto Nazionale di Colonizzazione e Riforma Agraria (INCRA) del Maranhão”. Lungo i binari hanno scritto: “Né attività mineraria né agro-affari: terra per la vita”. La popolazione denuncia “un processo di sterminio” contro le comunità nere dello stato, sia con le varie uccisioni dei leader locali, sia con l’evacuazione e l’invasione delle loro terre o i grandi progetti di investimento senza alcuna precedente consultazione, libera e informata, con gli abitanti direttamente interessati.

Il quinto giorno, i manifestanti hanno raggiunto il primo obiettivo della loro lunga lotta. Alcuni rappresentanti della Segreteria Speciale della Presidenza e dell’organo del governo federale brasiliano INCRA, di Brasilia, sono andati a trattare con i quilombolas, sotto gli alberi di mango di Santa Rosa dos Pretos, terra sacra della resistenza quilombola.

La terra di Santa Rosa ha vibrato dell’orgoglio nero che ha mostrato, ancora una volta, la sua forza e organizzazione. Le donne quilombolas facevano pensare alle profetesse dell’Esodo (Es. 15), che presero in mano i timpani “formando cori di danze” e proclamando “mia forza e mio canto è il Signore, egli mi ha salvato… ha gettato in mare cavallo e cavaliere”. Così, nell’incontro delle fedi, nella notte di SS. Cosma e Damiano, il 27 settembre, sono state riaffermate la vita e l’autorità dei poveri che chiedono giustizia.