Lunedì 30 maggio 2022
L’impatto del cambiamento climatico, le conseguenze economiche della pandemia di covid-19 e l’attuale guerra ucraina hanno condotto il mondo sull’orlo di una gravissima crisi alimentare. I segnali di allarme sono preoccupanti. Secondo il World Food Programme sono oltre 276 i milioni di persone nel mondo a rischio di fame. Prima del covid, erano 130 milioni.

Ma occorre l’impegno di tutti contro il cambiamento climatico
Un mondo senza fame è possibile

In poco più di due anni, la pandemia, il cambiamento climatico e i conflitti in atto in molte nazioni hanno avuto conseguenze devastanti sulla sicurezza alimentare. A causa delle violenze, milioni di persone stanno migrando abbandonando le terre coltivabili. Nella regione del Sahel, ad esempio, tutti i progressi ottenuti in questi anni per trasformare le terre sterili in terreni agricoli produttivi si stanno perdendo a causa della migrazione della popolazione.

Ora, con la guerra ucraina, l’insicurezza alimentare è divenuta un’arma capace di colpire non soltanto quanti vivono nel Paese, ma l’intera popolazione mondiale. Il paniere degli alimenti si sta trasformando in un campo di battaglia e ciò influenzerà inevitabilmente la sicurezza alimentare globale. L’aumento del prezzo del grano è già stato avvertito in Siria e in altri Paesi in cui il pane è diventato un bene inaccessibile per i più poveri. Al tempo stesso, alcune nazioni che hanno scorte di cereali sono entrate in una modalità protezionistica.

La recessione economica globale innescata dal conflitto ucraino e gli effetti della pandemia avranno un effetto duraturo non soltanto sui più poveri, ma anche su altre fasce della popolazione. Le organizzazioni Caritas presenti in Paesi quali Etiopia, Sud Sudan, Sri Lanka e Bangladesh, solo per citarne alcuni, osservano come l’allarmante situazione umanitaria stia colpendo anche la classe media. Tale situazione costituisce un campanello d’allarme per tutti: politici, individui, cittadini. In un momento in cui il multilateralismo mostra i propri limiti, è imperativo promuovere un nuovo paradigma. «È solo attraverso la solidarietà che possiamo uscire da questa situazione di crisi». Questa esortazione di Papa Francesco, pronunciata in uno dei momenti più drammatici della pandemia, vale ancora oggi in relazione ad una crisi alimentare che diventerà presto realtà se non interverremo prontamente con delle soluzioni concrete. Tra queste, la più urgente è quella di favorire una produzione alimentare sostenibile, un passo imprescindibile in un mondo in cui un decimo della popolazione mondiale è soggetto alla fame e un terzo alla malnutrizione. Le comunità locali ricoprono un ruolo centrale e devono essere organizzate e accompagnate. L’agricoltura familiare con piccole cooperative deve essere inoltre incoraggiata e si devono creare catene di approvvigionamento, che consentano alle persone di vendere i loro prodotti. Un mondo senza fame è possibile a condizione che le persone siano motivate e incoraggiate a diventare attori attivi nella produzione alimentare. In considerazione dello stretto legame tra insicurezza alimentare e cambiamento climatico è inoltre essenziale che l’Accordo di Parigi sia rispettato attraverso un impegno politico determinato mirato a controllare il riscaldamento globale e a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. La rete Caritas sta promuovendo la campagna globale Together We che, ispirata dalle encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti, si pone come obiettivo la partecipazione della società civile nella cura della nostra casa comune e delle innumerevoli comunità che subiscono le conseguenze del cambiamento climatico e del degrado ambientale.

Infine non dobbiamo dimenticare le donne che in questa crisi sono tra i soggetti più vulnerabili, ma sono al tempo stesso uno dei principali attori dello sviluppo delle piccole comunità locali, soprattutto nei programmi finalizzati al raggiungimento della sicurezza alimentare e lo sviluppo su piccola scala.

In un momento in cui la guerra in Ucraina ha innescato una nuova corsa agli armamenti, è urgente porre fine al conflitto e concentrare gli investimenti economici nella sicurezza alimentare. Anziché investire miliardi nella produzione di armi, dobbiamo investirli per proteggere e salvare l'umanità, evitando una tragedia globale.

Come cittadini, è responsabilità di ciascuno di noi esortare i responsabili politici a rispettare e proteggere le vite umane. Per scongiurare una crisi alimentare globale vi è l’urgente necessità di trovare soluzioni sostenibili a lungo termine e di avere determinazione e volontà politica. L’insicurezza alimentare non è una fatalità.

Aloysius John
Segretario generale di Caritas Internationalis
[L’Osservatore Romano]