Lunedì 30 maggio 2022
L’ingiustizia strutturale che caratterizza le attuali relazioni socio-politiche sembra essere un’eredità che l’epoca storica precedente lascia a quella nuova che sta iniziando. In questo cambiamento d’epoca stiamo assistendo a situazioni, come la pandemia da coronavirus, che colpiscono l’intera umanità e che rivelano chiaramente l’estensione e la profondità dell’ingiustizia strutturale.

Divari sociali, povertà, migrazione forzata e altre calamità continuano a crescere. Sembra impossibile arrestare il degrado ambientale causato dai modelli di produzione e dagli stili di vita lussuosi generati da un capitalismo consumistico globalizzato. I conflitti armati continuano ad aumentare anche dove sembrava che fossero state trovate alternative per risolverli. La politica mondiale non è riuscita a maturare abbastanza per governare il mondo nell’interesse comune dell’umanità. Questo quadro socio—politico globale nel quale ci muoviamo, nel corso della presente conferenza è già stato definito un punto di riferimento inevitabile per le riflessioni che condividiamo.

Rendere l’“incontro” la dimensione essenziale e permanente delle culture nelle quali ci muoviamo è al centro delle riflessioni che condivido con voi in questa occasione. Abbiamo ricordato come l’ingiustizia strutturale generi situazioni di disaccordo o “disincontro”. La sfida della missione che abbiamo ricevuto è di compiere passi efficaci verso la fratellanza e la pace. Pertanto, sviluppare la dimensione dell’incontro nelle culture che danno senso alla nostra vita diventa un requisito fondamentale per il progresso. L’incontro è quella dimensione delle culture che serve da strumento per aiutare a superare l’ingiustizia, trasformare la società e realizzare la riconciliazione con le persone, i popoli e l’ambiente naturale nel quale si sviluppa tutta la vita.

Preferisco parlare di culture al plurale al fine di evidenziare una delle più grandi ricchezze dell’umanità: la diversità culturale. La diversità culturale rappresenta uno dei modi più straordinari di partecipare alla creazione che nasce in Dio e la sua Parola. Attraverso le loro culture, gli uomini sono con—creatori. La diversità culturale è per gli uomini ciò che la biodiversità è per la natura; è pertanto un tesoro che deve essere riconosciuto, difeso, conservato e promosso. Attraverso le culture, le persone e i popoli danno un senso alla loro vita e trovano un senso in essa. La Costituzione apostolica del concilio Vaticano ii Gaudium et spes offre una chiara descrizione di ciò che s’intende con la parola cultura, ribadendo così la realtà e l’importanza del pluralismo culturale nel passato, presente e futuro dell’umanità.

Nel mondo attuale, le esperienze e gli spazi multiculturali esistono in tensione con la tendenza che favorisce l’omogeneità culturale, una tendenza promossa perché sostiene le dinamiche del mercato, struttura dominante delle relazioni di produzione e consumo. Il multiculturalismo riconosce la diversità culturale come ricchezza umana, favorisce la coesistenza tra culture diverse e promuove la loro conservazione. Il multiculturalismo è un’esperienza complessa e feconda tra esseri umani culturalmente differenti. Al tempo stesso, rispecchia l’inevitabile tensione tra le radici locali di ogni essere umano o gruppo sociale e la visione universale che genera identità globale e cittadinanza universale.

La missione che abbiamo ricevuto di operare per la riconciliazione di tutte le cose in Cristo ci impedisce di accontentarci del multiculturalismo. Ci pone di fronte alla sfida dell’interculturalità, che porta a uno scambio arricchente tra tutti i popoli e i gruppi sociali che s’incontrano e condividono le loro culture. La costante crescita dei flussi migratori nel mondo rivela le profonde ferite esistenti, ma offre anche l’opportunità di scambi culturali su vasta scala. Possiamo scorgere in questa realtà un importante segno dei tempi che ci invita ad approfondire la dimensione dell’incontro. Si tratta di un cammino che ci porta a sentire che siamo membri dell’intera umanità, veri cittadini del mondo.

L’incontro interculturale va oltre a ciò che abbiamo definito multiculturalismo. Quest’ultimo riconosce l’esistenza di molte, molte culture nella storia umana e attraverso la vasta geografia in cui hanno vissuto i popoli, e alimenta la pacifica coesistenza tra loro. L’incontro interculturale cerca di costruire ponti e promuovere uno scambio fluido tra tutte le culture in un processo complesso che comporta il confermare e arricchire la propria identità arricchendo al tempo stesso quella altrui. L’incontro rischia sempre di provocare conflitti.

L’interculturalità non è semplicemente un “incontro tra culture” che evita la necessità di acquisire una visione critica della propria cultura, né consente di accontentarsi del semplice rispetto della diversità culturale, come se in qualche modo fosse possibile produrre una sfera o uno spazio meta—culturale o sovra—culturale. Incoraggiamo l’incontro tra persone di culture differenti come strumento di arricchimento reciproco. L’interculturalità arricchisce quanti s’impegnano in questo processo, ed è possibile realizzarla perché tutte le culture hanno la dimensione dell’incontro.

L’incontro interculturale è «uno scambio reciproco tra culture che porta alla trasformazione e all’arricchimento delle persone coinvolte» (Cfr. Stanislaus, L. – Ueffing, M. (eds.), Interculturalidad, Estella, ed. Verbo Divino 2017, p. 23).

Pertanto, è un incontro partecipativo interattivo con il contesto storico, sociale economico e politico nel quale si svolge. Attraverso l’incontro interculturale, le culture si sviluppano in maniera più dinamica, subendo cambiamenti interni che le portano a crescere nella dimensione universale dell’umanità.

In Fratelli tutti, Papa Francesco descrive l’incontro del Samaritano con l’uomo ferito abbandonato sul bordo della strada per dimostrare come si crea la fraternità. Il Samaritano non è intrappolato in un modo di vivere la sua cultura che gli impedisce di tendere la mano per incontrare la persona che ha bisogno del suo aiuto. Al contrario, la dimensione dell’incontro apre i suoi occhi ai bisogni umani senza fare distinzioni. La dimensione culturale dell’incontro rende possibile prendersi cura di altre persone, altri popoli e altre culture feriti. Rende possibile abbracciarli e offrire ogni mezzo per guarire le ferite, costruire ponti e favorire la fratellanza.

Il desiderio di pace è stato presente nelle culture umane durante tutta una lunga storia piena di violenza e di guerre. Ora, in mezzo a una “terza guerra mondiale a pezzi”, come la descrive Papa Francesco, aspiriamo a una pace duratura che vada oltre il silenzio delle armi. La pace si fonda sulla giustizia sociale.

Fintanto che non ci saranno cambiamenti nella struttura socioeconomica che genera povertà e sostiene le scandalose differenze tra gli uni e gli altri popoli, tra alcune poche persone molto ricche e le maggioranze povere; fintanto che non scompariranno giustificazioni fondamentaliste religiose e cortine fumogene ideologiche, la violenza non avrà fine, né diminuiranno il flusso di migrazioni forzate e la tratta di persone. Non cesserà nemmeno l’aggressione nei confronti dell’ambiente naturale, sebbene minacci la vita sul pianeta Terra.

La pace esige che si cammini insieme sul sentiero complesso della riconciliazione che ci conduce dal tragico disincontro e dalle relazioni umane spezzate verso l’incontro fraterno vero. La pace esige che si cammini insieme nella stessa direzione al fine di creare le condizioni per il dialogo. Implica processi di accompagnamento personali e di gruppo che sono sia di natura complessa, sia asincroni; ovvero, procedono a ritmi diversi e possono essere armonizzati solo attraverso la presenza paziente e incondizionata di chi li accompagna.

L’incontro interculturale è possibile quando c’è collaborazione tra molte persone, non solo di culture diverse, ma anche di caratteristiche differenti e capacità complementari. Collaborazione significa condivisione della responsabilità per il processo ed è pertanto una condizione imprescindibile per l’incontro interculturale.

Impegnarsi nell’incontro interculturale significa aumentare e affinare la capacità di dialogo, che è una dimensione fondamentale del processo. Il dialogo deve essere interculturale e al tempo stesso intraculturale, come abbiamo cercato di spiegare sopra. Le resistenze e gli ostacoli sono evidenti a tutti.
[Arturo Sosa - L’Osservatore Romano]

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