Sabato 14 maggio 2022
Due giornaliste messicane, Yesenia Mollinedo e Sheila Johana García Olivera, sono state assassinate lunedì scorso nello Stato di Veracruz, portando a undici il bilancio degli operatori dell’informazione uccisi nel Paese dall’inizio dell’anno. [
L'Osservatore Romano]

Appena pochi giorni prima, a Culiacán, era stato rinvenuto il corpo senza vita del rinomato giornalista, Luis Enrique Ramírez, il quale aveva dichiarato in precedenza di temere per la sua incolumità. Estremamente significativa, inoltre, è stata l'uccisione del direttore dell'agenzia di stampa Monitor Michoacán, Armando Linares, avvenuta lo scorso 15 marzo.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha recentemente definito il Messico come il Paese più pericoloso per i giornalisti nell’emisfero occidentale, registrando oltre 150 crimini contro la categoria negli ultimi 20 anni.

Questi omicidi rappresentano purtroppo solo uno dei molti risvolti di una problematica profondamente radicata nel Paese: la violenza dei cartelli criminali. Nel dicembre 2006, l’allora presidente messicano Felipe Calderón dichiarò l’inizio della “guerra alla droga”, con l’obiettivo di debellare la criminalità organizzata nel Paese per «le nuove generazioni, che hanno diritto a un Messico migliore e più sicuro».

Da allora, la popolazione messicana si è trovata suo malgrado in mezzo a un vero e proprio conflitto armato dalle conseguenze devastanti, in particolare negli stati di Jalisco, Michoacán e Tamaulipas. In queste zone, le organizzazioni criminali hanno preso il controllo di intere città, esigendo pesanti tributi alla popolazione e ai trasportatori che attraversano il territorio. A rendere la situazione ancora più pericolosa sono le dispute territoriali fra i diversi cartelli, causa di violenti scontri nei quali vengono impiegati armamenti pesanti quali fucili di precisione, mine terrestri e — in alcuni casi — addirittura droni militari. Non è inoltre raro, in questi conflitti, che i membri di un’organizzazione facciano ricorso a pratiche brutali per instillare terrore nei rivali. Nel solo mese di febbraio, sono avvenuti nel Paese due massacri nel corso di veglie funebri per personalità connesse ai cartelli, con un totale di 26 vittime. La seconda carneficina, a San José de Gracia, ha avuto luogo a poca distanza dal municipio centrale della città, ma le forze dell’ordine non sono intervenute. Secondo Adrián López Solís, pubblico ministero di Michoacán, la polizia messicana non ha le unità e l’equipaggiamento sufficienti per agire in simili frangenti.

La mancanza di risorse adeguate da parte delle autorità locali è all’origine di un altro preoccupante fenomeno: nel febbraio 2013, mentre infuriava la guerra territoriale fra i cartelli Los Zetas e Caballeros Templarios, un gruppo di residenti del Michoacán ha deciso di prendere in mano le armi per difendersi, formando la milizia popolare Policia comunitaria.

Questa esasperata reazione dei cittadini ha peggiorato però la situazione, innescando un ulteriore aumento delle violenze e dando origine ad accordi segreti fra alcuni membri delle forze paramilitari e i cartelli. A fare le spese maggiori di questi bagni di sangue è stata la popolazione che aveva deciso di ripudiare la violenza. In molti sono infatti stati costretti loro malgrado ad abbandonare le loro case e fattorie, dando origine alle numerose “città fantasma” del Messico. Secondo alcune stime di attivisti locali del gennaio scorso, gli sfollati a causa degli scontri per il territorio sarebbero ben 35.000 nel solo stato del Michoacán.

Ancora più spaventose sono invece le cifre delle persone scomparse. Nonostante il governo messicano abbia istituito nel 2018 la Commissione nazionale di ricerca con l’obiettivo di supportare le autorità locali e le famiglie degli scomparsi in tutto il Paese, la problematica risulta attualmente più grave e diffusa che mai. Sarebbero infatti 98.356 le sparizioni dal 2006, mentre i cadaveri non identificati rinvenuti nelle fosse comuni sono oltre 52.000. La Commissione è ancora sottodimensionata a livello di organico, impiegando 89 funzionari invece dei 352 previsti. Tristemente note sono invece scoperte come quella dello scorso 8 febbraio, quando la Commissione ha trovato una vera e propria “fossa comune” contenente i corpi di centinaia di vittime dei cartelli in un terreno nei sobborghi di Nuevo Laredo, vicino al confine con gli Stati Uniti.

Nel corso del 2021, sono stati commessi 33.308 omicidi in Messico, una cifra sconvolgente nonostante risulti inferiore a quelle dei due anni precedenti, i più sanguinosi della storia del Paese (34.690 nel 2019 e 34.554 nel 2020).
[Giovanni Benedetti - L'Osservatore Romano]