Giovedì 7 aprile 2022
Il Papa durante l'udienza di oggi ha menzionato ancora una volta la guerra in Ucraina, denunciando “nuove atrocità, come il massacro di Bucha” implorando la fine della guerra, frutto “delle strategie degli Stati più potenti”. Ha mostrato una bandiera ucraina proveniente da Bucha e ha chiamato a sé i bambini ucraini presenti in Aula Paolo VI, distribuendo uova di Pasqua. “Non dimentichiamo il popolo ucraino”. [Foto Marco Calvarese/SIR]

“Le recenti notizie sulla guerra in Ucraina, anziché portare sollievo e speranza, attestano invece nuove atrocità, come il massacro di di Bucha”. A denunciarlo è stato il Papa, al termine dell’udienza di oggi, prima dei saluti in lingua italiana. “Crudeltà sempre più orrende compiute anche contro civili, donne e bambini inermi”, ha proseguito Francesco: “Sono vittime il cui sangue innocente grida fino al cielo e implora: si metta fine a questa guerra, si facciano tacere le armi, si smetta di seminare morte e distruzione”.

“Preghiamo insieme su questo”, l’invito del Papa ai presenti in Aula Paolo VI, che hanno pregato insieme a lui qualche minuto in silenzio. “E ieri, proprio da Bucha, mi hanno portato questa bandiera”, ha rivelato Francesco, che si è alzato in piedi per dispiegarla e farla vedere a tutti. “Questa bandiera viene dalla guerra. Proprio da quella città martoriata, Bucha”, ha spiegato: “E anche qui ci sono qui alcuni bambini ucraini che ci accompagnano. Salutiamoli e preghiamo insieme con loro”.

“Questi bambini sono dovuti fuggire e arrivare a una terra strana”, ha detto il Papa una volta attorniato sul palco dai piccoli: “Questo è uno dei frutti della guerra, non dimentichiamolo. E non dimentichiamo il popolo ucraino”.

Poi il Santo Padre ha distribuito uova di Pasqua ai bambini, e ha commentato: “È duro essere sradicato dalla propria terra per una guerra”. Anche all’inizio della catechesi, dedicata a ripercorrere le tappe del suo viaggio apostolico a Malta, Francesco ha parlato del conflitto in atto, con una denuncia precisa: “Oggi si parla spesso di geopolitica, ma purtroppo la logica dominante è quella delle strategie degli Stati più potenti per affermare i propri interessi estendendo l’area di influenza economica, ideologica e militare. Lo stiamo vedendo con la guerra”.

Malta rappresenta, in questo quadro, “il diritto e la forza dei piccoli, delle Nazioni piccole ma ricche di storia e di civiltà, che dovrebbero portare avanti un’altra logica: quella del rispetto e della libertà, della convivialità delle differenze, opposta alla colonizzazione dei più potenti”, la tesi del Papa. “Lo stiamo vedendo adesso, e non solo da una parte, anche dall’altra”, ha aggiunto a braccio:

Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo non impariamo: è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite”.

Malta, inoltre, è un luogo-chiave per quanto riguarda il fenomeno delle migrazioni, ha sottolineato Francesco citando l’incontro con i migranti nel Centro di accoglienza Giovanni XXIII. “Non bisogna stancarsi di ascoltare le loro testimonianze, perché solo così si esce dalla visione distorta che spesso circola nei mass-media e si possono riconoscere i volti, le storie, le ferite, i sogni e le speranze di questi migranti”, l’appello: “Ogni migrante è unico, non è un numero, è unico come ognuno di noi: il migrante è una persona con la sua dignità, le sue radici, la sua cultura. Ognuno di essi è portatore di una ricchezza infinitamente più grande dei problemi che pure comporta”.

E non dimentichiamo che l’Europa è stata fatta dalle migrazioni”, ha aggiunto a braccio. “Certo, l’accoglienza va organizzata, va governata, e prima, molto prima, va progettata insieme, a livello internazionale”, ha precisato il Papa: “Perché il fenomeno migratorio non può essere ridotto a un’emergenza, è un segno dei nostri tempi. E Come tale va letto e interpretato. Può diventare un segno di conflitto, oppure un segno di pace. Dipende come lo prendiamo, dipende da noi”.

Malta, infine, è un laboratorio di pace e un luogo-chiave anche dal punto di vista dell’evangelizzazione. “Da Malta e da Gozo, le due diocesi del Paese, sono partiti tanti sacerdoti e religiosi, ma anche fedeli laici, che hanno portato in tutto il mondo la testimonianza cristiana”, ha ricordato Francesco: “Come se il passaggio di San Paolo avesse lasciato la missione nel DNA dei maltesi! Per questo la mia visita è stata anzitutto un atto di riconoscenza, riconoscenza a Dio e al suo santo popolo fedele che è a Malta e a Gozo”. “Tuttavia, anche lì soffia il vento del secolarismo e della pseudocultura globalizzata a base di consumismo, neocapitalismo e relativismo”, l’analisi del Papa: “Anche lì, perciò, è tempo di nuova evangelizzazione”.

La gioia della Chiesa è evangelizzare!”, ha esclamato di nuovo Francesco. “Non dimentichiamo questo: è la definizione più bella della Chiesa”, ha ripetuto citando Paolo VI.

Poi il Pontefice ha ringraziato ancora una volta il presidente della Repubblica di Malta, “così cortese e fratello”: “Grazie a lui e alla sua famiglia, al primo ministro e alle altre autorità civili, che mi hanno accolto con tanta gentilezza; come pure ai vescovi e a tutti i membri della comunità ecclesiale, ai volontari e a quanti mi hanno accompagnato con la preghiera”. “Non vorrei trascurare il di Centro di accoglienza Giovanni XXIII”, ha concluso il Papa ancora a braccio: “Lì, col frate francescano che lo porta avanti, ha 91 anni e continua a lavorare così, con i collaboratori della diocesi. È un esempio di zelo apostolico e di amore ai migranti che oggi ci vuole tanto. Noi, con questa visita, seminiamo, ma è il Signore che fa crescere. Che la sua bontà infinita conceda frutti abbondanti di pace e di ogni bene al caro popolo maltese! Grazie al popolo maltese per la sua accoglienza così umana, così cristiana!”.

[M. Michela NicolaisSIR]