Venerdì 28 gennaio 2022
Nell’ultima domenica di gennaio, quest’anno domenica 30, si celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra, giunta alla 69.ma edizione, che fu istituita nel 1954 dallo scrittore e giornalista francese Raoul Follereau, definito “l’apostolo dei lebbrosi”, che lottò contro ogni forma di emarginazione e ingiustizia.

Secondo i dati dell’ultimo “Annuario Statistico della Chiesa”, la Chiesa cattolica gestisce nel mondo 532 lebbrosari. Questa la ripartizione per continente: in Africa 201, in America 41 (totale), in Asia 269, in Europa 19 e in Oceania 2. Le nazioni che ospitano il maggior numero di lebbrosari sono: in Africa: Madagascar (31) Repubblica Democratica del Congo (26), Egitto (24); in America centrale: Messico (3); in America centrale-Antille: Haiti (2); in America del Sud: Brasile (18), Colombia (5), Cile (4); in Asia: India (216), Vietnam (15), Indonesia (9); in Oceania: Papua Nuova Guinea (2); in Europa: Ucraina (10), Belgio (8).

Nell’ultima domenica di gennaio, quest’anno domenica 30, si celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra, giunta alla 69.ma edizione, che fu istituita nel 1954 dallo scrittore e giornalista francese Raoul Follereau, definito “l’apostolo dei lebbrosi”, che lottò contro ogni forma di emarginazione e ingiustizia. Oggi la lebbra si trova nella lista delle Malattie Tropicali Neglette (MTN) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e, nonostante sia curabile, è ancora un problema di salute pubblica in vari Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, dove persistono condizioni socio-economiche precarie che favoriscono la trasmissione della malattia e rendono problematica la diagnosi precoce.

Come riporta l’Aifo, Associazione italiana amici di Raoul Follereau che promuove la celebrazione della Giornata e altre iniziative lungo l’anno, l’OMS, all’inizio di settembre, ha pubblicato il tradizionale rapporto sulla situazione della lebbra nel mondo. Il primo aspetto da evidenziare è che solo 127 paesi (su 221) hanno fornito i dati sulla lebbra del 2020, rispetto ai 160 paesi del 2019. Il numero annuale di persone diagnosticate nel mondo risulta essere 127.396 (38,6% donne), una cifra molto più bassa rispetto al 2019 (202.185 persone), con una riduzione del 37,1%. Questo calo improvviso è sicuramente dovuto a un declino nel rilevamento dei dati durante la pandemia di Covid-19, e per questo devono essere interpretati con cautela nel calcolo delle tendenze a lungo termine.

La Chiesa missionaria ha una lunga tradizione di assistenza verso i malati di lebbra, spesso abbandonati anche dai loro stessi familiari, ed ha sempre fornito loro, oltre alle cure mediche e all’assistenza spirituale, anche possibilità concrete di recupero e di reinserimento nella società. In molti paesi è ancora grave la discriminazione verso questi malati, per la presunta incurabilità della malattia e per le tremende mutilazioni che provoca.

Tra gli istituti religiosi che nella loro missione evangelizzatrice si sono dedicati all’assistenza medica e al reinserimento sociale dei malati di lebbra, in passato o ancora ai nostri giorni, si possono ricordare i Camilliani (Ministri degli Infermi, MI), le Francescane Missionarie di Maria (FMM), le Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria fondate dal missionario Salesiano Beato Padre Luigi Variara, i Francescani Minori e Cappuccini, i Gesuiti, i Missionari e le Missionarie della Consolata, i Missionari e le Missionarie Comboniane, i missionari del PIME, le Missionarie dell'Immacolata….

Sono diversi poi i missionari beatificati o canonizzati che hanno dedicato la vita ad alleviare le sofferenze dei malati di lebbra. Tra questi il belga San Jozef Daamian De Veuster SSCC, (1840-1889) universalmente conosciuto come l’Apostolo dei lebbrosi dell’isola di Molokai. Dopo aver contratto lui stesso la lebbra, morì all'età di 49 anni, dopo averne passati 16 tra i lebbrosi. “Damien era soprattutto un missionario cattolico – disse Papa Benedetto XVI nell’omelia per la sua canonizzazione -. Don Damiano è conosciuto oggi come un eroe della carità perché si è identificato così strettamente con le vittime della lebbra”.

Santa Marianna Cope, O.S.F., (1838-1918) originaria dell’Assia, entrò nella congregazione del Terz'ordine francescano di Syracuse, lavorò come insegnante, poi come infermiera negli ospedali e nel 1883 partì missionaria per le Hawaii, dove prestò servizio come infermiera nei lebbrosari di Honolulu e Molokai, lavorando a lungo con il missionario Damiano de Veuster, di cui continuò l'opera. Morì a Molokai nel 1918, dopo aver trascorso 35 anni tra i lebbrosi.

Il Beato Jan Beyzym, S.I., (1850-1912) nato nell’attuale Ucraina, a 48 anni, con il consenso dei superiori, partì per il Madagascar per il “servizio ai lebbrosi”. Tutte le sue forze, tutti i suoi talenti e tutto il suo cuore li donò ai malati abbandonati, affamati ed emarginati dalla società. Si stabilì tra loro, per essere con loro giorno e notte. Creò un'opera pioniera, che ne fece il precursore della cura odierna dei lebbrosi. Con le offerte raccolte da benefattori e connazionali, costruì a Marana un ospedale per 150 infermi, per curarli e per ridare loro speranza, questo ospedale esiste ancora oggi.
[SL – Fides]