I leader cristiani e musulmani del Mozambico: “no alla strumentalizzazione della religione”

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Mercoledì 12 gennaio 2022
Circa 30 persone, in gran parte donne e bambini, sono riuscite a fuggire nei giorni scorsi dalle mani dei jihadisti che le avevano catturate nella regione di Cabo Delgado, nell’estrema parte settentrionale del Mozambico. Dal 2017 la provincia è sconvolta dalle violenze di gruppi jihadisti che asseriscono di avere aderito allo Stato islamico ed hanno causato 3.500 vittime e costretto 820.000 persone ad abbandonare le proprie case.

La minaccia alla stabilità regionale rappresentata dai jihadisti mozambicani, che hanno condotto incursioni nella confinante Tanzania, ha provocato la risposta della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC, alla quale aderisce il Mozambico) e del Rwanda, che hanno inviato circa 3.000 soldati a sostegno dell'esercito locale.

Grazie alla pressione esercitata dai militari mozambicani e dai loro alleati, i jihadisti sono stati costretti a fuggire, permettendo ai loro ostaggi di scappare. Gli ostaggi riferiscono di essere stati maltrattati e di essere denutriti a causa del poco cibo dato loro dai sequestratori. Donne e ragazze affermano di essere state costrette a diventare mogli dei terroristi e di aver subito violenze sessuali.

Il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha affermato al vertice dei paesi dell'Africa meridionale tenuto in Malawi, che ci sono stati "progressi significativi" nella lotta contro la violenza jihadista nel Mozambico nord-orientale dopo l’intervento delle truppe regionali.

Un aiuto alla pace e alla riconciliazione nella Provincia mozambicana è offerto dalla dichiarazione interreligiosa nella quale leader cristiani e musulmani si impegnano, tra l'altro, a collaborare per diffondere "il vero significato della religione" e per salvare l'immagine dell'Islam, minacciata dall’estremismo.

"Dichiariamo la nostra forte unità e il nostro rifiuto unanime di atti terroristici ed estremisti, così come il nostro impegno a camminare fianco a fianco a favore della pace e della fratellanza", affermano i leader religiosi cristiani e musulmani che esprimono il loro impegno a continuare a lavorare per difendere il vero significato della religione, “affinché la società non veda in essa la causa di conflitti, in particolare la religione islamica, quella più colpita dai pregiudizi”. I leader religiosi hanno firmato la dichiarazione al termine di una riunione di tre giorni a fine dicembre, a Pemba, la capitale della provincia di Cabo Delgado.
[L.M. – Agenzia Fides]