Lunedì 13 dicembre 2021
Venerdì scorso, i vescovi brasiliani della regione amazzonica hanno pubblicato una dichiarazione, intitolata “In difesa dell’Amazzonia”. I vescovi esprimono la loro preoccupazione in modo cristallino: “C’è un attacco frontale e articolato in corso contro le popolazioni indigene, le comunità tradizionali dell’Amazzonia, l’integrità della foresta pluviale amazzonica, la sicurezza idrica di tutti i brasiliani e la stabilità del sistema climatico planetario, da cui tutti dipendiamo esistenzialmente come società e come specie”.

Difendiamo l’Amazzonia dagli attacchi frontali
contro le popolazioni indigene, la foresta pluviale e la sicurezza idrica

“C'è un attacco frontale e articolato in corso contro le popolazioni indigene, le comunità tradizionali dell'Amazzonia, l'integrità della foresta pluviale amazzonica, la sicurezza idrica di tutti i brasiliani e la stabilità del sistema climatico planetario”. Questa la denuncia di Commissioni e Organizzazioni legate alla Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) in un articolo pubblicato il 10 dicembre, dal titolo eloquente: “In difesa dell’Amazzonia”.

Preoccupati per l'ondata di attacchi all'Amazzonia di quest'anno, le Commissioni per l'Ecologia Integrale e l'Amazzonia della CNBB, la Rete Ecclesiale Panamazzonico (Repam-Brasile), il Consiglio Missionario Indigeno (Cimi), la Commissione Pastorale della Terra (CPT) e la Commissione Brasiliana di Giustizia e Pace (CBJP) richiamano l'attenzione su queste minacce.

Nel testo, pervenuto all’Agenzia Fides, le realtà che operano in Amazzonia denunciano che, negli ultimi due anni, "la foresta pluviale amazzonica è stata consegnata dal governo federale a deforestatori, piromani e cercatori". Gli effetti dell'"incentivo al crimine" sono la crescita della deforestazione e della combustione. Un'altra realtà preoccupante è l'estrazione illegale, fatta con il consenso del governo, poiché si tratta di una "attività che occupa uno dei punti centrali dell'agenda del governo". I cercatori “invadono le comunità, uccidono e terrorizzano le popolazioni indigene, distruggono le foreste, inquinano i fiumi e intossicano gravemente gli organismi con il mercurio".

Le minacce passano anche attraverso le camere legislative. Alla Camera e al Senato, tre disegni di legge sono in fase di elaborazione "al fine di completare lo smantellamento della legislazione che protegge il patrimonio etnico, culturale e naturale del paese" denuncia l’articolo. Infine vengono ricordate le parole di suor Dorothy Stang, uccisa con sei colpi sparati a bruciapelo la mattina del 12 febbraio 2005 nel comune di Anapu (vedi Fides 16/2/2015): “La morte della foresta è la fine della nostra vita”.
[SL - Fides]