Domenica 14 novembre 2021
A Glasgow i lavori per la Cop26 non sono ancora finiti. Ieri, alle 18, si sarebbe dovuta tenere la Conferenza plenaria di conclusione. Ma è stata rimandata perché i Paesi devono ancora trovare un accordo per unire le posizioni e firmare gli accordi. Lo ha confermato il presidente della Cop26, Alok Sharma. C’è bisogno dell’unanimità fra 200 Paesi. Non è una novità per i vertici sul clima che, spesso, si sono protratti nei giorni seguenti (Madrid 2015, ad esempio). [Testo: L'Osservatore Romano. Photo by Marek Piwnicki on Unsplash]

Quali sono i temi su cui non c’è ancora un accordo a Glasgow? Fra i più importanti, come riportato ieri dal sito ufficiale della Cop26, c’è la finanza per il clima, il mercato del carbonio, le politiche di adattamento al cambiamento climatico. Soprattutto, c’è la questione dei Paesi in via di sviluppo, che chiedono più fondi per intraprendere il processo di adattamento al cambiamento climatico.

Come risolverli? In mattinata è stata pubblicata e presentata una nuova (la terza) bozza del documento finale. Cosa emerge? In poche parole, nulla di concreto. Vediamo perché. Riguardo la questione finanziaria, secondo la bozza, la Cop26 «stabilisce un programma ad hoc dal 2022 al 2024» in cui avverranno dialoghi ministeriali e saranno coinvolti Stati, studiosi e società. Si «invitano tutte le entità aderenti all’Accordo di Parigi a presentare i loro punti di vista tra febbraio e agosto 2022. Un nuovo obiettivo collettivo è stabilito nel 2024».

Anche sul tema del carbone, cruciale per ambiente ed economia, pianeta e abitanti, ci si riduce a «invitare le parti a presentare le loro opzioni a marzo 2022 e si richiede alla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici di organizzare un workshop tecnico».

Persino quando si parla del sostegno ai Paesi in via di sviluppo la bozza riconosce «i continui sforzi dei Paesi sviluppati per raggiungere l’obiettivo di stanziare 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020, ma nota con preoccupazione il gap nel completamento dell’obiettivo». Ancora una volta, ci sono tanti, troppi rimandi. Nel frattempo, i più poveri rimangono inascoltati e il clima continua a cambiare.
[L'Osservatore Romano]