P. Gaspare Di Vincenzo: “Aumentano violenza e instabilità a tutta l’area del Nord e del Sud Kivu”

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Sabato 6 novembre 2021
“Nelle regioni del nord-est la situazione è drammatica, se possibile peggiore rispetto a qualche mese fa. Le notizie che arrivano sono pessime e non si vedono cambiamenti...  Il numero di morti è aumentato, le strade sono insicure e impercorribili per lunghi tratti, automobili e camion vengono bruciati o distrutti e si moltiplicano i rapimenti...” (P. Gaspare Di Vincenzo, missionario comboniano). [
LA – Agenzia Fides]

“Nelle regioni del nord-est la situazione è drammatica, se possibile peggiore rispetto a qualche mese fa. Le notizie che arrivano sono pessime e non si vedono cambiamenti. Dal mese di maggio, poi, è stato proclamato lo stato di assedio e di conseguenza tutte le autorità politiche sono state soppresse, in altre parole comandano i militari. Il numero di morti è aumentato, le strade sono insicure e impercorribili per lunghi tratti, automobili e camion vengono bruciati o distrutti e si moltiplicano i rapimenti. Da Bukavu ci informano che avvengono incursioni di militari stranieri che, come ormai noto, aggiungono instabilità a tutta l’area del Nord e del Sud Kivu”. Lo dice all’Agenzia Fides padre Gaspare Di Vincenzo, missionario comboniano da quattro mesi a Kinshasa, dove è direttore diocesano delle Pontificie Opere Missionarie e responsabile dell’animazione missionaria dell’Arcidiocesi. Dopo anni di servizio nelle regioni del nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il missionario continua a seguire con apprensione la situazione in quella regione martoriata.

“Si vive in una condizione di insicurezza permanente – dice padre Di Vincenzo – e credo che siamo ormai prossimi alla balcanizzazione di tutta quell’area del Kivu, di cui si parla da tanto tempo. Tutti i segnali inducono a pensare che ci sarà una spartizione, sul modello dei Balcani. Nel frattempo, il silenzio del presidente e di tutto il governo sulle stragi e la guerra nel Kivu e nell’Ituri, è preoccupante. Non una parola, una dichiarazione, neanche un giorno di lutto. E quando si continua a tacere, pur ricoprendo cariche così importanti, si diventa corresponsabili”.

A complicare la terribile situazione sono anche i comportamenti e il ruolo della “Monusco”, la forza di interposizione dell’Onu chiamata a svolgere un compito di protezione dei civili e di mediazione. I caschi blu, invisi a gran parte della popolazione locale a causa dell’inefficienza e della mancata tempestività di interventi, sono stati di recente accusati da un rapporto di una Commissione d’inchiesta esterna incaricata dall’OMS di svolgere indagini, di aver perpetrato abusi sessuali sulla popolazione civile. L’inchiesta ha fatto luce sul periodo compreso tra il 2018 e il 2020, anni in cui, oltre al conflitto permanente, la popolazione combatteva anche contro l’ebola. Ma sono in molti a scommettere che gli abusi siano continuati anche nei mesi seguenti fino a oggi. Le prove prodotte dall’organismo di indagine hanno convinto l’Unione Europea a sospendere momentaneamente i 20,7 milioni di euro destinati a progetti di sviluppo.

Rileva il missionario: “La gente non si fida più della Monusco per tanti motivi. Anche rispetto alle stragi e alle violenze, si è difesa dicendo di essere in possesso di filmati ripresi con i droni e di essere pronta a portare le prove in caso di processo. Ma chi può dire con certezza che il processo si farà? E se sì, quando? Cosa aspettano e di quali altre prove necessitano visto che ogni giorno avvengono omicidi e violenze? Anche in questo coso, si può parlare di silenzio complice”
[LA – Agenzia Fides]