Venerdì 8 ottobre 2021
Mi sto avviando per andare alla marcia per la pace Perugia-Assisi che si tiene domenica 10 ottobre, all’insegna, quest’anno, del motto inglese “I care” (mi prendo cura). È stato Aldo Capitini – maestro della nonviolenza in Italia, discepolo del Mahatma Ghandi e fondatore del movimento nonviolento – a dare inizio a questa marcia 60 anni fa, il 24 settembre 1961. (…) [
Nigrizia]

Marcia Perugia-Assisi / Il simbolo e i contenuti

Alex Zanotelli: facciamo pace con strumenti concreti

Mi sto avviando per andare alla marcia per la pace Perugia-Assisi che si tiene domenica 10 ottobre, all’insegna, quest’anno, del motto inglese “I care” (mi prendo cura). È stato Aldo Capitini – maestro della nonviolenza in Italia, discepolo del Mahatma Ghandi e fondatore del movimento nonviolento – a dare inizio a questa marcia 60 anni fa, il 24 settembre 1961.

È un evento importante che deve continuare. È altrettanto importante però che la Perugia-Assisi abbia dei contenuti ben chiari e che proponga cose concrete alla gente per cambiare davvero le cose e mettere in crisi questo sistema di morte.

I dati dell’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri) dicono che lo scorso anno la spesa militare nel mondo è stata di 1981 miliardi di dollari, con un aumento del 2,6% rispetto al 2019. Un paese come l’Italia, che non è in guerra con nessuno, ha speso 27 miliardi di euro e si stima che a fine 2021 si toccheranno i 30 miliardi di euro. Con un export che sfiora i 4 miliardi.

Non possiamo accettare tutto questo. Il sistema deve per forza armarsi perché una minoranza dell’umanità consuma la quasi totalità dei beni. Le armi proteggono privilegi e sfruttamento.

Per riuscire davvero a “fare pace” ci sono degli strumenti concreti che chiedono di prendere una posizione politica. Penso alla campagna “banche armate” che invita gli aderenti a verificare se la propria banca supporta il commercio delle armi e, se l’esito è positivo e la banca non intende cambiare comportamento, a chiudere il conto.

La campagna è stata lanciata più di vent’anni fa dalle riviste Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di pace: si rivolge a tutti, ma in particolare ai cristiani, alle parrocchie alle diocesi. Se a questa campagna aderisse un numero consistente di parrocchie, credo si aprirebbe una piccola crepa nel sistema.

Un altro modo concreto di “fare pace” è quello che hanno fatto i portuali di Genova che nel giugno 2020 hanno impedito a una nave della compagnia nazionale saudita Bahri di caricare materiale bellico che sarebbe stato utilizzato nello Yemen dove è in corso dal 2015 una guerra civile. L’iniziativa si chiama “Chiudere i porti alla guerra” è sta vedendo l’adesione di altri portuali a Livorno, Ferrara, Napoli… e si sta creando una catena a livello internazionale.

Infine per “fare pace” è necessario che la Perugia-Assisi di quest’anno eserciti una forte pressione sul governo affinché l’Italia sottoscriva il Trattato di abolizione delle armi nucleari, adottato dall’Onu nel 2017 ed entrato in vigore nel gennaio di quest’anno perché, in quanto a quella data, 51 stati lo avevano ratificato.
Ci vediamo alla Perugia-Assisi.

[Nigrizia]