Martedì 5 ottobre 2021
I giovani della Terra chiedono, in vista del summit di Glasgow, di mantenere le promesse fatte da alcuni Paesi per ridurre le emissioni di carbonio, ma, come ha detto l’attivista Greta Thunberg: «Non mi aspetto molto, se non solo parole, come in molte altre occasioni. Ci chiamano ai convegni per dimostrare che ci ascoltano e che fanno qualcosa, ma guardate i dati e le statistiche: tutto va male e i vari recovery hanno investito solo il 2% in questi temi». (...)

«Chi pagherà per gli incendi in Uganda e in Nigeria? Chi pagherà per la carestia nel Madagascar? E chi pagherà per Gloria e Maria, costrette a lasciare parte dei Caraibi che si desertificano? Come vedete il problema non riguarda solo noi dell’Africa, ma tutte le parti del mondo». Queste le parole pronunciate oggi da Vanessa Nakate, attivista ugandese per il clima e la sostenibilità, aprendo il suo intervento a Youth4Climate, a Milano, l’incontro internazionale dedicato all’impegno dei giovani contro il riscaldamento globale.

I giovani della Terra chiedono, in vista del summit di Glasgow, di mantenere le promesse fatte da alcuni Paesi per ridurre le emissioni di carbonio, ma, come ha detto l’attivista Greta Thunberg: «Non mi aspetto molto, se non solo parole, come in molte altre occasioni. Ci chiamano ai convegni per dimostrare che ci ascoltano e che fanno qualcosa, ma guardate i dati e le statistiche: tutto va male e i vari recovery hanno investito solo il 2% in questi temi». Il 2020-21 «è stato un anno terribile per le emissioni, invece i potenti della Terra non fanno altro che complimentarsi fra loro per le loro azioni di governo. È una vergogna. La crisi climatica è solo una parte della crisi sociale, che è in corso». Il discorso di Greta sembra disilluso: non è così. E con forza, nella sala, con gli altri ragazzi, urla: «Che cosa vogliamo per il futuro? Come lo vogliamo?».

Non sono domande retoriche. La loro agenda è chiara e ruota intorno a 4 punti (che approfondiremo ancora): seria ambizione climatica, ripresa autenticamente sostenibile dopo la pandemia, coinvolgimento di attori non statali, ma anche una società più consapevole sui temi ambientali, a partire dai piccoli gesti quotidiani. È un enorme gruppo di giovani, che chiede di essere ascoltato in nome del pianeta che soffre, proprio in un momento in cui si teme che l’aumento dei prezzi dell’energia sui mercati possa compromettere il processo di transizione, appena iniziato in minima parte, per la salvaguardia del clima.

«Non si dice quasi mai, ma sono soprattutto bambini e adolescenti che, nelle aree maggiormente a rischio di catastrofi, hanno subito i veri disastri legati al clima negli ultimi 12 mesi» afferma Vanessa Nakate. «Gli eventi meteorologici estremi, per esempio nell’Asia del Pacifico, come le inondazioni, hanno avuto un impatto in termini di spostamenti della popolazione: non dimentichiamo i cosiddetti profughi climatici. Il 77% dei bambini e dei giovani ha vissuto sulla propria pelle gli effetti legati al clima in peggioramento a livello locale. Quando si inizieranno azioni concrete al posto delle solite chiacchiere convegnistiche? Perché scienziati, politici e università del mondo non iniziano a collaborare davvero? Sembra che non comprendano le vere esigenze, eppure la svolta della politica internazionale dell’ambiente era già stata definita a Rio de Janeiro nel 1992».

Nigel Topping, Alto Rappresentate per il governo britannico per la Cop26, sulla scia dell’intervento del presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, all’Onu, ha sottolineato che questi giovani hanno idee concrete: chiedono di cambiare le politiche sul clima ora. Sul clima la fretta non è cattiva consigliera.
[Dorella Cianci - L’Osservatore Romano]

Leggi anche:

Obiettivo sostenibilità

Un impegno globale per il futuro del pianeta