Martedì 28 settembre 2021
Il 3 ottobre 2021 sarà il primo anniversario della pubblicazione di "Fratelli tutti", l'enciclica di Papa Francesco, firmata il 3 ottobre 2020 e celebrata il giorno successivo, festa di San Francesco d'Assisi, fratello per eccellenza della creazione, dei poveri e di ogni uomo, qualunque sia la sua cultura o religione. È in occasione di questo anniversario che scriviamo queste poche righe che costituiscono, in qualche modo, il nostro modesto contributo alla commemorazione, attualizzazione e promozione di questa densa esortazione verso la fraternità umana, come realtà da costruire con urgenza, con una mobilitazione collettiva.

Papa Francesco, aprendo la sua enciclica con "Fratelli tutti", si ispira allo stile di vita del nostro tempo, che è agli antipodi di questa espressione e che è un grave pericolo e una pericolosa lamentela contro la famiglia umana. Il Papa ci invita, in particolare, ad uno stile di vita fondato su un amore che supera le barriere della geografia e dello spazio e su uno spirito di fratellanza verso tutti. L'enciclica Fratelli tutti è, quindi, una sorta di illuminazione o bussola che, attraverso la cultura dell'incontro e del dialogo che promuove, cerca di superare divisioni, diversità, rivalità e ostacoli all'attuale sviluppo umano integrale.

A sinistra nella foto, Don Joseph Ndoum.

La fraternità, infatti, si apprende: è una disposizione della mente da coltivare, da costruire. Sperimentiamo ogni giorno la sua fragilità nella nostra società, nei nostri quartieri, nelle nostre famiglie, ecc. Per questo papa Francesco la difende e la promuove. Di conseguenza dobbiamo imparare, quotidianamente, a riconoscerci veramente come fratelli e sorelle nella stessa barca dell'umanità. Si tratta dunque qui di una fraternità aperta e permanente, che ci permetta (al di là di un sentimento di semplice affetto che può essere fluttuante o temporaneo), di riconoscere veramente, di amare con fermezza e di valutare stabilmente ogni persona umana, a prescindere dalla sua origine, lingua, religione o vicinanza fisica.

Il papa ha inoltre detto che per costruire questo spirito fraterno verso tutti, nella prospettiva delle intuizioni di "Fratelli tutti", dobbiamo essere convinti che tutti i popoli, di fatto, formano un'unica comunità, che tutti abbiamo un'origine poiché Dio ci ha creati tutti e ci ha fatti vivere sulla faccia della terra; abbiamo anche solo un unico scopo finale. In altre parole, si tratta qui di un mistero di unità, che ci rimanda alla nostra comune origine e all'unico destino dell'umanità in Dio, mediante la creazione e, per noi cristiani, anche mediante la salvezza, in Gesù Cristo. Ovviamente, non possiamo rivendicare Dio come padre di tutti gli uomini, rifiutando di comportarci fraternamente verso certi uomini creati a immagine di Dio come noi.

In ogni caso, essere fratello di ogni uomo attraverso gesti quotidiani di amore fraterno, non è una vocazione impossibile. Questa cosa è accessibile a ciascuno di noi, credente o no: è il caso, ad esempio, di dare da mangiare a chi ha fame, di vestire chi è nudo, di visitare il malato o il carcerato, di accogliere lo straniero e «non rifuggire dal suo prossimo» (Is 58,7). Come si può ben notare, l'attenzione al fratello, specialmente ai fratelli più poveri, è anzitutto una chiamata alla responsabilità e, nello stesso tempo, è il punto di partenza della fraternità.

Inoltre, lo spirito fraterno verso tutti permette di verificare l'autenticità della nostra fede in Dio, la cui provvidenza, testimonianze di bontà e gli scopi sempre benevoli si estendono a tutti. Quindi è, in definitiva, l'amore di Dio per noi che ci stimola in modo fondamentale e ci consegna un imperativo categorico, un dovere incondizionato di amare i nostri fratelli. A sostegno di questa tesi, possiamo citare san Giovanni, il quale afferma: “Se qualcuno dice: io amo Dio e odia suo fratello, è bugiardo; poiché chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20). C'è infatti l'esercizio del culto e l'esercizio del precetto della carità fraterna e la Parola di Dio ci rivela che l'uno non sostituisce l'altro. Improvvisamente, non possiamo escludere o dimenticare la parabola del Buon Samaritano raccontata da Gesù (Lc 10,25-37). Questo samaritano, che papa Francesco propone come personaggio emblematico della fraternità in un intero capitolo, dedicatogli nell'enciclica (secondo capitolo), è straniero; non lo ignora ma si prende cura dell'uomo ferito e abbandonato (un ebreo), lo affida a un oste e gli paga il soggiorno. Non chiede chi è l'altro, da che villaggio proviene, da che Paese, che religione professa, che partito frequenta o di che etnia è. Davanti a lui c'è semplicemente un povero che ha necessita di aiuto. Il suo approccio all'altro è determinato da questa semplice connotazione: un umano come lui, un uomo senza qualifiche o titoli. L'unico qualificatore o titolo che ha che è valido, è che ha bisogno di aiuto.

“Va' e fa' anche tu”: queste le parole conclusive di Gesù nella parabola del Buon Samaritano, una vera sfida o ingiunzione. Come possiamo capirle oggi, nel nostro mondo contemporaneo? Tutto quello che possiamo dire è che ci troviamo ancora, più che mai, di fronte a grandi opportunità per dimostrare che, in sostanza, siamo fratelli: dobbiamo quindi avere rispetto e amore gli uni per gli altri, gli uni verso gli altri. Perciò è a buon diritto che papa Francesco insiste: «Oggi ci troviamo di fronte all'opportunità di essere altri buoni samaritani che prendono su di sé il dolore dei fallimenti, invece di ''accrescere l'odio e il risentimento. Quanto al viaggiatore della nostra storia passato per caso, basterebbe essere animato dal desiderio spontaneo, puro e semplice di voler costituire un popolo, di essere costante e instancabile nell'opera di includere, di integrare e di far crescere e rialzare quelli che giacciono a terra” (Fratelli tutti, 77).

È, quindi, giunto il momento per la rivalutazione del concetto di fraternità, per la "fratellanza-vigilanza", per l'atteggiamento di vicinanza del Buon Samaritano e per l'azione. "Fratelli tutti", infatti, pone le basi per una politica di fraternità e di amicizia sociale; questa politica presuppone nuove forme di relazione, di convivenza e di reciproco coinvolgimento, che ci facciano sentire tutti responsabili gli uni degli altri e che portino a una vera fraternità tra uomini, popoli, tribù ed etnie. In definitiva, tutti ovviamente chiamati ad essere fratelli e sorelle, da "Fratelli tutti", questo significa che è tutta la nostra vita (o ciascuna delle nostre vite) che deve essere un'esistenza per gli altri e al servizio degli altri.
Don Joseph Ndoum – comboninsieme