Domenica 26 settembre 2021
Migranti e rifugiati sono coloro che pagano il prezzo più alto di “nazionalismi chiusi e aggressivi e dell'individualismo radicale che sgretolano o dividono il 'noi', tanto nel mondo quanto all'interno della Chiesa”. Da papa Francesco un invito a costruire “un futuro ‘a colori’, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. [
Nella foto: Rifugiati eritrei in Sudan (Credit: cfr.org). Testo: Giuseppe Cavallini – Nigrizia]

26 settembre: 107° Giornata del migrante e del rifugiato

Verso un noi sempre più grande

Guardando all’Africa e al Sud del mondo in genere, sembra che i timori espressi da papa Francesco nel messaggio per la giornata dei migranti e rifugiati siano ancora una volta pienamente giustificati. “Passata la crisi sanitaria – scrive il papa nel documento titolato Verso un noi sempre più grande – la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di autoprotezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più gli ‘altri’, ma solo un ‘noi’”.

E prosegue: “I nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il ‘noi’, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli ‘altri’: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali”.

L’obiettivo del papa è di stimolarci a costruire l’umanità come famiglia comune, la quale, assieme alla cura della ‘casa comune’, realizzi quel “noi tutti” contrapposto a “noi e gli altri” che diventi sempre più ampio e accogliente. Questo, tuttavia, può prendere corpo solo se ci si rende consapevoli delle ragioni che spiegano il fenomeno migratorio, e che non sono difficili da cogliere per chi abbia mente e cuore aperti.

La triplice, pur se non esclusiva, motivazione che spinge milioni di persone a lasciare i luoghi di nascita e diventare rifugiati è ben nota: guerre, povertà e alterazioni climatiche. Le guerre provocano tragedie immani tra cui le migrazioni di massa. Benché i conflitti scoppino per tanti motivi, tutti vengono combattuti con armi prodotte, acquistate e usate attraverso i circuiti del mercato della morte. Che altro resta alla gente indifesa se non cercare di salvarsi fuggendo?

Si preferisce, purtroppo, non chiedersi quale sia l’origine di questi strumenti diabolici: da dove vengono? Chi li fabbrica? Ѐ il nostro paese tra i produttori e venditori? Essendo l’industria più redditizia, poco importa, purtroppo, se il risultato che producono è distruzione di edifici, di città e villaggi, e soprattutto di vite umane. E naturalmente sono sorgente dell’esodo forzato di milioni di persone innocenti. La povertà in costante crescita, contrapposta all’accumulo di ricchezza di pochi è il secondo grave motivo che spiega il fenomeno migratorio. In cerca di vita migliore, chi trova le risorse e ha l’energia sufficiente ad affrontare i sempre più ardui percorsi per trovare migliori condizioni decide di partire.

Ѐ troppo comodo dire che i migranti economici è bene rispedirli a casa loro. E dobbiamo infine convincerci che lo stile e il livello di vita dei paesi ‘sviluppati’ e opulenti –  responsabili in gran parte per il riscaldamento climatico, l’effetto serra, l’inquinamento atmosferico e la distruzione dell’ambiente –  devono intraprendere quella conversione ecologica alla quale siamo invitati dagli ultimi documenti di papa Francesco. Siamo davvero ‘sulla stessa barca’ e dobbiamo impegnarci ad abbattere i muri che ci separano, invece che costruirne di più inaccessibili, soltanto così si può realizzare quanto auspica il papa, che cioè non ci siano più gli ‘altri’, ma solo un ‘noi’ grande come l’umanità.

“Il futuro delle nostre società – scrive Francesco – è un futuro ‘a colori’, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Per questo dobbiamo imparare oggi a vivere insieme, in armonia e pace”. E chi ha come riferimento il Vangelo deve raccogliere questa sfida: come Chiesa dobbiamo “uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi, senza proselitismo, pronti ad allargare la tenda per accogliere tutti”.

“I flussi migratori sono una nuova ‘frontiera’ missionaria – diceva in altra sede il papa – un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo, di testimoniare la fede cristiana nella carità e nel rispetto per altre espressioni religiose. L’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni è un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente”.
[Giuseppe Cavallini – Nigrizia]