Venerdì 27 agosto 2021
Non dimentichiamo anche questa lotta, importantissima per la salvaguardia dei diritti umani, per la terra e l’ambiente che ci riguarda tutti, non solo i popoli indigeni. La legge che vogliono far passare prevede che vengano riconosciute le terre indigene a partire dal 1988, inizio del vigore della Costituzione. Tutte le terre fuori da questa data sono a rischio di espropriazione… I popoli indigeni vivono nelle loro terre da millenni... E le terre espropriate saranno alla mercé degli interessi privati.

Circa 6.000 persone di 173 gruppi etnici di tutto il Brasile hanno marciato ieri davanti alla Corte Federale Suprema riunitasi per stabilire la costituzionalità della norma chiamata «marco temporal». Secondo la legge, i popoli indigeni che non possono provare che al 5 ottobre 1988 (giorno in cui fu promulgata la Costituzione brasiliana) abitavano fisicamente sulle loro terre, non potranno vantare più alcun diritto su di esse, permettendo così al settore dell’agrobusiness di appropriarsi di aree appartenenti ai popoli originari.

Territori che gli indigeni considerano più di una semplice terra. Come affermato da Pi Surui, 23enne proveniente dallo Stato di Rondonia e presente a Brasília da lunedì scorso, «il territorio indigeno è sacro, la nostra storia, la nostra vita», aggiungendo di volere «il diritto di avere raccolti, di vendere il nostro bestiame, di pescare, di vivere in modo sostenibile, ma senza perdere la nostra cultura».

«Questa teoria del “marco temporal” è una grande presa in giro. Alcune persone non erano sulla loro terra nel 1988 perché la colonizzazione ha espulso molti indigeni dai propri territori», ha tenuto a spiegare Alberto Terena, coordinatore dell’Apib, l’Articolazione dei popoli indigeni del Brasile (Apib), che rappresenta varie organizzazioni e costituisce sicuramente una delle voci più influenti nel Paese in tema di salvaguardia dei popoli originari.

Gli indigeni hanno intenzione di protestare fino a domenica anche contro vari progetti di legge presentati al Parlamento che, secondo loro, minacciano i loro diritti e le loro terre ancestrali.
[L’Osservatore Romano]