Lunedì 16 agosto 2021
Il drammatico tema delle donne scomparse in Perú, da anni al centro di proteste popolari e dibattiti pubblici, è recentemente tornato all’attenzione generale in tutta la sua forza. Lo scorso 8 agosto, un comunicato rilasciato dall’Ufficio del Difensore Civico (o ombudsman) ha infatti rivelato statistiche allarmanti rispetto a questo angosciante fenomeno, che non sembra destinato a scemare. Stando a quanto dichiarato dal documento, fra gennaio e luglio 2021 sono scomparse ben 3.425 donne nel Paese, di cui 2.182 in età infantile e adolescenziale. [
Giovanni Benedetti – L’Osservatore Romano]

Le sparizioni di donne hanno subito un preoccupante aumento durante i primi mesi della pandemia di covid-19: durante il 2020 sono state registrate ben 5.521 scomparse, vale a dire una media di 15 al giorno, in quella che l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha definito come «un’epidemia nell’ombra». I dati relativi all’ultimo anno sembrano inoltre andare in una direzione ancora peggiore, con una media che ha raggiunto le 16 sparizioni giornaliere.

A rendere ancora più spaventoso questo fenomeno — sottolineano gli esperti delle organizzazioni internazionali — è anche la pressoché totale mancanza di informazioni. Numerosi attivisti ed esperti si dichiarano infatti dubbiosi sulla sua reale portata, ritenendo che sia molto superiore alle cifre ufficiali. Inoltre, nella grande maggioranza delle vicende in questione, i casi di sparizione rimangono insoluti, e non vi è notizia delle vittime. I media non ne parlano.

Secondo Eliana Revollar Añaños, Delegato per i Diritti delle Donne presso l’ombudsman, la primaria causa di queste sparizioni è da imputare alle attività delle organizzazioni criminali in Perú, mentre nel caso di adolescenti e infanti è invece rilevante la presenza di violenze domestiche.

La prima ipotesi di Revollar trova un drammatico riscontro nella macabra vicenda dello scorso marzo, quando alcune indagini portarono all’incriminazione dell’ufficiale di polizia Santiago Paco per le uccisioni di una ventenne e di una quattordicenne, i cui corpi vennero rinvenuti sepolti accanto alla fattoria dei genitori del funzionario di pubblica sicurezza. Le indagini successive — rilevano i media locali — hanno infatti dimostrato che Paco faceva parte di un gruppo di trafficanti di esseri umani a scopo sessuale che si era costituito proprio all’interno di un’unità investigativa di polizia incaricata di porre un freno alle sparizioni. Paco è tuttora latitante, mentre un altro agente è stato arrestato e 30 sono stati trasferiti in seguito alle rivelazioni.

Numerose associazioni volontarie si sono formate negli anni allo scopo di contrastare le sparizioni di donne in Perú. La più importante è l’Associazione nazionale per i familiari dei sequestrati, dei reclusi e degli scomparsi (Anfasep), formata nel settembre 1983 da un gruppo di donne della città di Ayacucha.

In tempi più recenti si è invece affermata la piattaforma digitale “Mujeres Desaparecidas Peru”, aperta su Facebook nel 2016 dalla sociologa Katherine Soto Torres in seguito alla scomparsa di una sua amica e collega.

Da allora, la community si è allargata fino a superare i 30.000 iscritti, e attualmente fornisce consulenze legali e sostegno di vario genere alle famiglie delle donne scomparse.

La pressione esercitata da questi attivisti ha anche prodotto rilevanti conseguenze a livello politico: lo scorso 13 luglio, il governo peruviano ha infatti approvato con un decreto legge il Piano nazionale per la ricerca delle persone scomparse (Pnbpd), un programma volto a contrastare questa emergenza agendo sulle sue cause primarie entro il 2030.

Il piano identifica quattro problematiche fondamentali. La prima è l’eccessiva complessità delle procedure investigative, giudicate poco efficaci in quanto i casi vengono spesso passati fra diversi dipartimenti, generando confusione a livello giurisdizionale. La seconda è la mancanza di istituzioni umanitarie in Perú, giudicate necessarie per un approccio transnazionale alla questione. La terza è la scarsità di adeguate risorse tecnologiche, in particolare di laboratori specializzati dove effettuare analisi. La quarta riguarda invece la carenza di partecipazione attiva delle famiglie nelle indagini e nelle ricerche. Questo ultimo punto è probabilmente il più importante, in quanto si ricollega alla questione, anch’essa cruciale, della sfiducia popolare nei confronti delle istituzioni. La scarsità dei risultati raggiunti negli anni rispetto alle indagini su donne scomparse ha infatti creato un forte risentimento popolare nei confronti delle autorità competenti, che è stato poi esasperato da lugubri vicende come quella di Santiago Paco.

Già prima dell’inizio della pandemia di covid-19 e del contemporaneo aumento delle scomparse, centinaia di migliaia di persone protestavano contro l’incapacità delle forze dell’ordine peruviane di risolvere queste vicende, accusandole di incapacità nello svolgimento delle indagini. Una manifestante accusava: «La polizia dà per scontato che spariscano di loro spontanea volontà». A questo proposito, anche Soto Torres si è espressa duramente, dichiarando: «Lo Stato dovrebbe dare delle risposte alle famiglie, invece è come se le loro figlie e le loro sorelle non fossero mai esistite».

Il Perú figura al 79° posto del Gender Inequality Index del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), vale a dire fra i Paesi considerati «ad alto sviluppo umano». Ma la lista considera la condizione delle donne unicamente rispetto a fattori quali la salute, l’istruzione e la partecipazione al mercato del lavoro, senza quindi tenere in conto simili fenomeni dall’indiscutibile importanza negativa. Questo può fornire un utile spunto di riflessione su quanto la condizione delle donne possa essere in realtà molto più dura di quello che appare anche in Paesi considerati positivamente a riguardo.

Nel comunicato pubblico, l’ombudsman ha emanato un appello affinché la problematica delle sparizioni di donne venga trattata nel primo Piano nazionale contro la violenza di genere, la cui emanazione è prevista per il 2022. Questo delicato processo va dunque ad aggiungersi alle molteplici sfide che attendono il nuovo presidente peruviano Pedro Castillo, il quale ha prestato giuramento lo scorso 28 luglio.
[Giovanni Benedetti – L’Osservatore Romano]