Domenica 4 luglio 2021
Il covid-19 ha accelerato la nostra dipendenza dal ciberspazio. La pandemia ci ha mostrato quanto sia importante internet. Quanto la tecnologia sia servita a non perderci nel momento del lockdown, a rimanere connessi gli uni agli altri, ad avere informazioni e a garantirci i servizi essenziali, non ultimo ha permesso agli studenti di continuare le lezioni. L’altra faccia della medaglia è una dipendenza dal digitale che aumenta ogni giorno di più, e non riguarda solo i giovani e giovanissimi.

Le Nazioni Unite stimano che siano 4,6 miliardi gli utenti di internet in tutto il mondo e che entro il 2020 saranno 28,5 miliardi i dispositivi connessi in rete, con un aumento significativo rispetto ai 18 miliardi del 2017. Il progresso digitale può essere considerato a tutti gli effetti una rivoluzione della vita umana ma come tutte le rivoluzioni ha risvolti pericolosi. «Dobbiamo rimanere vigili» perché la tecnologia può «mettere in pericolo la sicurezza delle generazioni future», ha dichiarato davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il capo dell'Ufficio Onu per gli affari del disarmo Izumi Nakamitsu, nel corso di una riunione sulla pace e la sicurezza nel cyberspazio.

È da tempo ormai che il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, denuncia l’impennata degli attacchi informatici e della criminalità cybernetica e mette in guardia dalla grave minaccia terroristica che si è diversificata approfittando della tecnologia digitale. Infatti, mentre lo spazio digitale è diventato il fondamento della maggior parte degli aspetti della vita quotidiana, la portata e la pervasività dell’“insicurezza” delle nuove tecnologie è una delle principali preoccupazioni degli Stati. La responsabile dell'Ufficio Onu per gli affari del disarmo ha dunque evidenziato come «le tecnologie digitali stanno mettendo sempre più a dura prova le norme legali, umanitarie ed etiche esistenti, la non proliferazione, la stabilità internazionale, la pace e la sicurezza».

Aprono potenziali nuove aree di conflitto, dando agli attori statali e non statali l'opportunità di compiere attacchi, anche al di là dei confini internazionali. Il pericolo rappresentato è dunque alto ma, secondo la rappresentante Onu, è anche necessario adottare cautela nell'attribuzione della responsabilità per gli attacchi, che potrebbero portare a «conseguenze significative, tra cui risposte armate involontarie ed escalation» con Stati che adottano «posizioni offensive» per usi tecnologici ostili e lo sviluppo di «capacità potenzialmente destabilizzanti» da parte di gruppi armati e criminali non statali, «con un alto grado di impunità».

E, secondo Nakamitsu, il digitale non è terreno fertile solo per l’estremismo e il terrorismo. Altra grande preoccupazione è data dalla disinformazione che corre sulla rete, dalle interruzioni deliberate della rete, dall’alto numero di attacchi registrato negli ultimi anni alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che riducono la fiducia tra gli Stati e minacciano l'infrastruttura critica che dipende da loro. Nakamitsu ha ricordato poi l'aumento degli attacchi informatici alle strutture sanitarie durante la pandemia da covid-19, ma anche il cyberstalking, la violenza domestica dei partner e la diffusione non consensuale di informazioni e immagini intime.

Ma la rappresentante Onu ha anche assicurato che se le minacce alla cybersicurezza sono in aumento, lo sono anche gli sforzi per affrontarle. È oltre un decennio infatti, che un gruppo di esperti delle Nazioni Unite studia e formula raccomandazioni per aiutare le Nazioni ad affrontare i pericoli della rete, rafforzare le capacità di cooperazione e aumentare la sicurezza internazionale. E Nakamitsu ha confermato che le Nazioni Unite sono pronte a proseguire a sostenere gli Stati nella promozione di un ambiente digitale pacifico con, ad esempio, il lavoro del gruppo di alto livello del segretariato generale sulla cooperazione digitale. Allo stesso tempo un appello è stato rivolto dalla responsabile dell'Ufficio Onu per gli affari del disarmo agli Stati membri perché operino con scienziati, ingegneri e industria sull'innovazione tecnologica per «promuovere una cultura della responsabilità e del rispetto delle norme, delle regole e dei principi di comportamento responsabile nel ciberspazio».
[Anna Lisa Antonucci – L’Osservatore Romano]