Venerdì 2 luglio 2021
Come si sta preparando l’Unione Europea (UE) per le sfide che ci attendono? Come affronterà le crisi climatiche, economiche e sociali che stiamo affrontando? Quali passi sta facendo per affrontare le cause di fondo di queste crisi? [Scarica qui il Report (in inglese)]

Le risposte a queste domande sono vitali per coloro che vivono dentro e fuori l’UE. Le priorità dell’Unione e la conseguente assegnazione di attenzione politica, personale e di risorse finanziarie contano molto. In modo inquietante, l’UE e i suoi Stati membri hanno fatto passi significativi negli ultimi anni per deviare l’attenzione e le risorse da priorità civili a quelle militari. Solo un paio di anni fa gli avvertimenti sull’influsso di un complesso militare-industriale dell’UE sembravano inverosimili: oggi invece si sta rivelando una realtà di cui l’Unione Europea è sempre più orgogliosa.

Anche se le idee e posizioni che puntavano ad una la militarizzazione dell’UE sono presenti da tempo nel dibattito politico, si può ritenere che abbiano guadagnato uno slancio significativo a partire dal 2016 con il referendum sulla Brexit. In pochi anni gli Stati membri e le istituzioni Comunitarie – e con una forte azione di lobby da parte delle industrie europee delle armi e della sicurezza – hanno fatto avanzare il percorso di militarizzazione dell’UE a un ritmo preoccupante. L’istituzione della Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) e la Coordinated Annual Review on Defence (CARD) così come l’introduzione del Fondo Europeo per la Difesa (European Defence Fund EDF) hanno aperto la strada a uno spostamento verso priorità militari di tutto il sistema complessivo dell’UE, a scapito della cooperazione degli Stati membri sulle questioni sociali e sulla pace.

Lo sviluppo di capacità militari congiunte è stato incoraggiato e sono stati presi impegni per aumentare la spesa militare sulla base dell’idea che il progetto europeo sia in qualche modo minacciato e che una “Europa più forte” sia necessaria sulla scena globale. Richieste affinché l’UE faccia uso del suo peso militare a livello globale sono sempre più forti. Poiché un’ulteriore integrazione sociale ed economica dell’Unione viene rifiutata e/o bloccata dagli Stati membri, questa strategia sembra derivare dal desiderio di dimostrare la capacità dell’UE di agire in tempi di crisi, integrare attori populisti di destra e forgiare un nuovo consenso per un’Europa che “protegge”.

Contemporaneamente idee come “l’autonomia strategica” o le affermazioni secondo cui la militarizzazione dell’UE finirà per ridurre i costi di approvvigionamento militare stanno mettendo in ombra la profonda divisione esistente tra gli Stati membri e i loro obiettivi militari, economici e geostrategici. Data la natura altamente delicata della sicurezza, della difesa e della politica estera sorgono seri dubbi sull’idea che la costruzione di un complesso militare-industriale europeo possa avere come risultato un rafforzamento dei legami tra gli Stati membri favorendo un miglioramento del consenso. Ciò che è certo è che le industrie europee delle armi e della sicurezza traggono (e trarranno) profitto direttamente dal denaro dei contribuenti europei e dagli impegni annunciati in tutta l’Unione di aumento della spesa militare.

Ma questo spostamento della retorica, della struttura organizzativa e dei finanziamenti verso una priorità alla militarizzazione non assicurerà la pace né affronterà le cause strutturali dei conflitti che sono stati e continueranno ad essere alimentati tra le altre cose da un’economia di sfruttamento promossa da un’UE neoliberale. Nonostante questa situazione allarmante e i negativi sviluppi in vista la militarizzazione dell’UE e le sue possibili implicazioni a lungo termine non sono ben note alla società civile e all’area progressista in Europa. I materiali di approfondimento che danno una panoramica completa e fruibile degli elementi di base della militarizzazione dell’UE sono scarsi. Il Report “Un’Unione militarizzata. Capire e affrontare la militarizzazione dell’Unione Europea” mira a colmare questa lacuna e a fornire un’introduzione a questo complesso argomento. L’obiettivo è farlo diventare una risorsa utile per coloro che sono attivi nei movimenti per la pace, per i lettori più giovani che cercano un approccio critico e costruttivo verso l’UE, e per coloro che lottano per un’Europa più pacifica, sociale e giusta per il clima.

Questo Report è stato promosso dall’ufficio di Bruxelles della Rosa Luxemburg Stiftung e reso possibile grazie ai membri della Rete europea contro il commercio di armi (European Network Against Arms Trade ENAAT) di cui anche Rete Italiana Pace e Disarmo è parte, e si basa sulla loro competenza, esperienza e impegno.  Gli autori di questo lavoro sono: Ainhoa Ruiz (Centre Delas), Bram Vranken (Vredesactie), Francesco Vignarca (Rete Pace Disarmo), Jordi Calvo (Centre Delas), Laëtitia Sédou (ENAAT EU Program Manager), Wendela de Vries (Stop Wapenhandel).
Francesco Vignarca
Coordinatore Campagne - Rete Italiana Pace e Disarmo