Sabato 8 maggio 2021
Nelle città d’Europa ogni notte dormono per la strada oltre 700 mila persone mentre il 20,9 % della popolazione totale e il 22,5% dei bambini sono a grave rischio povertà ed esclusione sociale. «Una realtà inaccettabile» ha dichiarato il Relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani e l’estrema povertà, Oliver De Schutter, che, alla vigilia del vertice sociale europeo previsto per il 7 maggio a Porto, in Portogallo, ha giudicato «poco ambizioso» il piano per combattere la povertà nel prossimo decennio che l’Europa si appresta a presentare al summit.

Il programma prevede, entro il 2030, di ridurre di 15 milioni di persone e 5 milioni di bambini il totale della popolazione minacciata dalla miseria. Troppo poco, secondo De Schutter che ha tracciato un quadro inquietante della situazione sociale in Europa, a fronte di una visita ufficiale alle istituzioni dell’Ue effettuata tra novembre 2020 e gennaio 2021.

«Con più di 90 milioni di persone e 20 milioni di bambini minacciati dalla fame e dall’esclusione sociale siamo veramente lontani dal raggiungere il primo obiettivo dell’Agenda per lo Sviluppo sostenibile e cioè povertà zero» ha detto. Oltretutto, ha sottolineato, il piano che verrà presentato a Porto «non prevede alcun obbligo per gli Stati membri dell'Ue di rispettare i nuovi impegni e non esiste alcun meccanismo per chiedere conto delle misure adottate ai governi».

«Gli effetti devastanti della pandemia ci ricordano crudelmente che l’Unione europea deve anteporre la vita umana alla concorrenza economica» ha insistito e per questo è necessario che l'Ue chieda agli Stati membri di sviluppare piani nazionali realistici, trasparenti e responsabili per contrastare la povertà». Il Relatore speciale ha giudicato valide le modalità con cui l’Europa ha reagito rapidamente alla pandemia e sospeso le regole di budget per permettere agli Stati membri di spendere al di là dei plafond fissati dai trattati, accordando loro miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni nel quadro di un rilancio economico e di resilienza previsto dal NextGenerationEu, il pacchetto di misure per la ripresa dal covid, «ma se l’Europa vuole andare oltre queste risposte immediate alla crisi e rinforzare realmente la resilienza sociale — ha sottolineato De Schutter — tutto ciò è insufficiente».

Si tratta infatti «di assicurare che le misure prese per ridurre la povertà nel contesto della pandemia attuale non vengono cancellate da politiche economiche miopi che danno la priorità alla concorrenza sociale e fiscale e impongono una rigorosa disciplina di bilancio» ha affermato. Il rischio per l’Europa, secondo De Schutter, è quello di una «corsa istituzionalizzata al ribasso» tra gli Stati membri, che significa salari più bassi, meno protezione e garanzie per i lavoratori in nome della competitività. «Nove milioni di lavoratori nei Paesi europei, vivono già in povertà anche se hanno un lavoro, a causa dell'aumento delle forme di lavoro atipiche o perché i salari sono semplicemente troppo bassi» ha insistito il Relatore speciale.

Dal 2009, gli stati membri dell'Ue hanno ridotto i loro investimenti nella protezione sociale, nella sanità e nell'istruzione. «Di conseguenza, non erano preparati ad affrontare l'attuale crisi», ha detto ancora. Fino a poco tempo fa, il diktat in Europa era: tagli profondi ai bilanci sociali in nome dell'ortodossia di bilancio. «Sebbene queste regole siano state ora allentate, temo che i Paesi che decidono di aumentare i loro investimenti sociali attraverso i nuovi pacchetti di stimolo saranno puniti in seguito, quando saranno ripristinate le regole sui deficit massimi. Sarebbe una sconfitta per i diritti sociali» ha sottolineato De Schutter.

Per questo, per mettere in atto misure concrete per combattere la povertà e proteggere i diritti sociali — ha detto ancora il rappresentante Onu — l'Unione europea deve fare a meno di questa concorrenza dannosa e ripensare le sue regole economiche fondamentali. A questo scopo, secondo De Schutter, «il vertice sociale di Porto è un’opportunità unica per generare un ampio consenso per una strategia anti-povertà a livello dell’Ue che rafforzi i servizi pubblici, aiuti i senzatetto, affronti il problema dei salari inadeguati e introduca più giustizia fiscale» ha concluso.
[Anna Lisa Antonucci - L'Osservatore Romano]