Martedì 26 gennaio 2021
P. Silvester Engl era l’undicesimo di tredici figli di una famiglia di contadini e nacque l'ultimo giorno del 1937 a Gais, allora piccolo paese di montagna dell'Alto Adige (provincia di Bolzano). Fu battezzato lo stesso giorno e i genitori scelsero il nome del Santo del giorno. In paese e tra i suoi compagni era conosciuto come Vestl, la forma dialettale di Silvester. Le sue radici in una famiglia numerosa, come ha detto lui stesso, hanno plasmato il suo contatto con la gente e l’attaccamento alla sua patria per tutta la vita.

Grazie ai contatti della famiglia con la Casa Missionaria del Sacro Cuore di Milland, vicino a Bressanone, ebbe la possibilità di frequentare la scuola secondaria dopo una scarsa istruzione elementare. Nel 1951 cominciò a frequentare il seminario minore episcopale della città di Bressanone fino all’esame di maturità, nel 1959. Alcuni dei suoi fratelli e sorelle maggiori, che avevano già un lavoro fisso, lo aiutarono economicamente. Per questo gesto è rimasto profondamente grato alla sua famiglia fino alla fine della sua vita. Guardando indietro, Vestl ha ammesso che a volte sentiva nostalgia di casa e pensava di rinunciare allo studio, ma il suo desiderio di perseverare gli fece superare tutti gli ostacoli e questa, sarà una caratteristica che lo accompagnerà per tutta la vita.

Dopo l’esame di maturità nel 1959, decise di entrare nel noviziato comboniano a Mellatz (Germania) e di seguire la chiamata alla vita missionaria. Qui fece i primi voti il 30 ottobre 1960. Dopo il noviziato tornò a Bressanone per gli studi di Filosofia e Teologia, presso il seminario maggiore diocesano. Il 13 marzo 1964 emise i voti perpetui e il 29 giugno dello stesso anno fu ordinato sacerdote nella cattedrale. Il suo motto sull’immaginetta della sua prima santa Missa era: “Eccomi, manda me!" (Isaia 6,8).

In missione in Spagna

Con questa disponibilità P. Silvester accettò la sua missione in Spagna. Lavorò dal 1965 al 1976 a Saldaña, nel nuovo seminario, come formatore e direttore e, più tardi, anche come superiore della comunità. Fu il primo inserimento linguistico e culturale della sua vita. In seguito, tornando indietro a quegli anni, li considerava, con tutta la loro durezza, come una grande sfida per imparare, crescere e maturare, e quindi anche come una preparazione lontana per i compiti che gli sarebbero stati affidati in futuro. Gli piaceva il lavoro di formatore, essendo una persona sicura di sé e lo faceva con la consapevolezza di svolgere un compito missionario.

Degno di nota è il soprannome “Fanta” con cui gli studenti di Saldaña lo chiamavano. La pubblicità della bibita mostrava un uomo sorridente e allegro, un'immagine adatta a caratterizzare P. Silvester. Lo ricordano fino ad oggi come il Padre del sorriso, sia in Spagna che nella parrocchia di Chorillos, a Lima come pure le tante persone che lo conoscevano. Anche il nostro attuale Superiore Provinciale, P. Hubert Grabmann ricorda come l’allora Superiore Provinciale P. Silvester lo aveva introdotto nella pastorale pratica, dopo la sua ordinazione sacerdotale: “Da quel momento l’ho ricordato in modo particolare come una persona che ha sempre avuto un sorriso per gli altri”.

Ritorno in DSP

Dopo più di dieci anni in Spagna, fu trasferito alla provincia di lingua tedesca, che comprende anche la casa di Milland. Dal 1976 al 1984 è stato formatore e direttore del seminario minore comboniano, superiore della comunità e temporaneamente membro del consiglio provinciale. È stato il tempo della crisi dei seminari minori dell’Istituto e la fine di un modello di formazione e di pastorale vocazionale. Di quei suoi studenti nessuno scelse la vita missionaria, anche se molti erano dei bravi ragazzi che hanno poi occupato posti di responsabilità nella società civile.

Il Perù, un desiderio realizzato

Un desiderio a lungo accarezzato si avverò quando P. Silvester fu mandato in Perù, nel 1984. Vi rimase fino al 1998. Considerava i quattordici anni in quel paese come il periodo più felice della sua vita missionaria. Gli incontri con la gente negli insediamenti popolari di Chorillos a Lima (1985-1990) e poi ad Arequipa (1995-1999) furono per lui dei veri doni di Dio, pur sentendosi a volte impotente e senza risposte di fronte ai bisogni della gente. Tra il 1990 e il 1995 fu superiore provinciale della Provincia del Perù. Essere vicino alla gente, condividere e animare, offrire speranza e conforto attraverso azioni sociali e celebrazioni comuni di fede: sono queste le attività che P. Silvester ha ricordato fino alla fine della sua vita.

Gli ultimi anni nella DSP

P. Silvester ha trascorso l’ultima parte della sua vita missionaria nella provincia di lingua tedesca. Dall'inizio del 1999 fino alla fine del 2004 è stato Superiore Provinciale della DSP con sede a Bamberg. Durante il suo mandato, dovette prendere alcune decisioni spiacevoli e di grande peso, come la chiusura della “Werkstatt für eine solidarische Welt” di Ellwangen e la consegna alla diocesi della parrocchia di Halle per mancanza di personale. All'inizio del 2005 assunse per ben dieci anni l'incarico di superiore della comunità di Milland. Considerava la casa di Milland, aperta nel 1895, come la sua seconda casa natale. Durante i primi due anni del suo superiorato fu ristrutturata la casa missionaria, lavoro affidato a una commissione speciale. Dopo l’affitto del vecchio seminario alla Casa della Solidarietà per dodici anni, all'inizio del 2016 questa si era trasferita alla Jakob Steiner Haus di Milland e l'ex seminario fu demolito.

Nel settembre 2015, P. Silvester, quasi settantottenne e malato, s’incaricò della parrocchia di Latzfons, a 16 km da Milland, dove ha lavorato con impegno da stimato pastore fino al suo ritiro per malattia nel luglio 2019. Con grande tenacia interiore, ha continuato a combattere il cancro che lo accompagnava da anni. Dopo un mese di degenza ospedaliera in seguito a un’operazione cerebrale e insufficienza renale, alla fine, contagiato anche dal virus del covid-19, P. Silvester è spirato l'11 dicembre 2020 all'ospedale di Brunico.

Il suo desiderio di essere sepolto nel cimitero della sua parrocchia è stato rispettato. Al servizio funebre, il vescovo Ivo Muser, nato nello stesso paese, ha rilevato l'amicizia che lo legava a P. Silvester e la gratitudine della diocesi per i vari servizi che aveva svolto, come parroco, membro di alcune commissioni diocesane e partecipazione al sinodo.

P. Silvester aveva molte buone qualità: era un lavoratore zelante che svolgeva i suoi compiti con molto impegno e amore. Era socievole, vicino alla gente, una persona allegra per natura. Con il suo modo vivace di raccontare e comunicare, sapeva ispirare molta gente. Spesso però le qualità salienti delle persone sono accompagnate da debolezze che richiedono purificazione e redenzione. Era, come diceva lui stesso, un uomo piuttosto geloso, diffidente, bisognoso di mettersi in luce. Dice Paolo che Dio può fare grandi cose anche attraverso le debolezze umane. I missionari comboniani ringraziano Dio per la chiamata di P. Silvester e per il modo in cui ha sviluppato i doni ricevuti da Dio e servito le persone a lui affidate.
P. Hans Maneschg mccj