Gesù inizia il suo discorso di addio che culminerà con il testamento spirituale (16,33) e la grande preghiera al Padre. All’inizio del capitolo, Giovanni ci ricorda che Gesù: “avendo amato i suoi, li amò fino alla fine” (13,1). Un amore significato dal gesto rivoluzionario della lavanda dei piedi. Tutto si compie, non perché Giuda tradisce, ma perché Gesù ama; non perché Pietro rinnega ma perché Gesù ama. La nostra vita si compie perché Gesù ci vuole bene.

Il comandamento dell’amore

La testimonianza più viva della nostra fede in Cristo

At 14,21-27; Salmo 144; Ap 21,1-5; Gv 13,31-33.34-35

Siamo giunti alla quinta domenica di Pasqua e siamo ancora invitati a meditare sull'avvenimento centrale della nostra fede: la Risurrezione di Cristo, e sulle sue conseguenze. Nella prima lettura, dagli Atti degli Apostoli, Luca ci narra la conclusione del primo viaggio missionario compiuto da Paolo con il suo compagno Barnaba. Essi hanno fatto nascere le primissime comunità cristiane tra i pagani e tornati a Gerusalemme, riferiscono agli altri discepoli. Nella seconda lettura, dall'Apocalisse, descrive la situazione futura dell'umanità, partendo da una visione riguardante la Gerusalemme celeste.

Nell'amore di Gesù. Il suo amore "folle" verso gli esseri umani è quindi il paradigma dell'amore che dovrebbe improntare i rapporti tra di noi. Il suo è un amore gratuito. Inutile ricercare prioritariamente una causa dell'amore di Dio nelle qualità dell'uomo. Cristo non ci ama perché siamo buoni, virtuosi, meritevoli, ma amandoci ci fa buoni, ci conferisce valore. E' un amore creativo. Il vero amore cristiano quindi non dipende dagli atteggiamenti altrui nei nostri confronti.

L'amore, partendo dal testamento di Gesù, è la vera divisa del cristiano, cioè ciò che lo fa riconoscere in quanto tale. Il cristiano è, essenzialmente, uno che ama. L'amore è il messaggio fondamentale che il cristiano dovrebbe trasmettere quotidianamente. "Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l'amore, sarei come un bronzo che risuona" (1Cor13, 1).
Don Joseph Ndoum

Tutto si compie nell’Amore

Gesù inizia il suo discorso di addio che culminerà con il testamento spirituale (16,33) e la grande preghiera al Padre. All’inizio del capitolo, Giovanni ci ricorda che Gesù: “avendo amato i suoi, li amò fino alla fine” (13,1). Un amore significato dal gesto rivoluzionario della lavanda dei piedi. Tutto si compie, non perché Giuda tradisce, ma perché Gesù ama; non perché Pietro rinnega ma perché Gesù ama. La nostra vita si compie perché Gesù ci vuole bene.

La “novità” del comandamento è questo Amore che si lascia vincere, si lascia prendere, si lascia usare, e in questo modo illumina le tenebre di ogni notte e di ogni cuore. Così anche si manifesta la Gloria di Dio. Essa non proviene dalla sofferenza in croce, ma dalla sofferenza per amore che dà valore alla croce.

Il Padre “lo glorificherà subito”. La Chiesa prega questo brano nel Tempo di Pasqua perché nel vangelo di Giovanni la sofferenza per amore è già Gloria. Lo sappiano tutti quelli, che soffrono per amore; tutti coloro che, schiacciati dalla vita, non smettono di amare; l’Amore non dipende dalle circostanze, ma dal nostro rapporto indissolubile con Dio che è Amore. La croce è un “luogo” di sofferenza per amore, dove Dio parla, si rivela e compie la storia della nostra salvezza.

Anche noi sull’esempio di Gesù, siamo chiamati per vocazione a percorrere la stessa strada, a vivere così la vita. E in questo modo: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Lo saprà il mondo intero, che aspetta questo da noi; un mondo che in parte ha smarrito Dio, ma non è contro Dio, anzi lo cerca e ha diritto di aspettarsi da noi la testimonianza di Amore che ci ha trasmesso Gesù. Lo saprà anche il Padre. Noi saremo riconosciuti da Lui, non se abbiamo vissuto una fede forte, dura, che non ha mai dubitato; non saremo riconosciuti neanche se avremo vissuto una Speranza incrollabile. Al contrario saremo riconosciuti nella fragilità di una fede che ha saputo amare anche nel dubbio; saremo riconosciuti nella disperazione di tanti giorni che non hanno mai smesso di lasciarsi amare.

Gesù Cristo ci ha rivelato un Padre misericordioso che ci vuole più felici che fedeli, deboli ma che amano con la fede che c’è uno Spirito che ci previene, ci sostiene e ci guida verso la verità tutta intera. Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere come una colomba. Da questo cielo aperto per sempre, e non chiuso dentro nessuna legge o dottrina, noi attendiamo ancora una volta il dono dello Spirito che continua ad agire, a volerci bene e parla in molte lingue e in molti modi. Chiediamo al Signore di saperlo ascoltare e alla Madonna di saperlo custodire. Nell’attesa di poterlo incontrare.
Francesco Pesce – L’Osservatore Romano