Mentre il parlamento di Addis Abeba approva l’amnistia l’Eritrea ritira i militari dal confine con l’Etiopia

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Domenica 22 luglio 2018
L’Eritrea ha ritirato le sue truppe dal confine con l’Etiopia, un gesto di riconciliazione dopo vent’anni di guerra. «È imperativo per tutti coloro che tengono alla stabilità di lungo periodo e alla viabilità economica della regione di fare tutto ciò che possono per aiutare i due paesi ad andare oltre la guerra senza senso che ha causato così tanta sofferenza a entrambi i popoli» viene riportato dall’agenzia di stampa eritrea.

Profughi eritrei in viaggio attraverso il deserto.

Il 9 luglio scorso è stato firmato un accordo di pace considerato storico fra Eritrea e Etiopia, ed è stato formalmente concluso lo stato di guerra fra i due paesi. Ieri, inoltre, il parlamento etiope ha approvato la legge di amnistia dei dissidenti politici, migliaia dei quali sono stati già rilasciati nel quadro delle riforme lanciate dal premier Abiy Ahmed. «La legge riconosce l’amnistia a individui e gruppi sia sotto indagine che condannati per tradimento, crimine contro l’ordine costituzionale o lotta armata» riferisce la radiotelevisione statale Fana. Abiy Ahmed è stato apprezzato per le iniziative intraprese che mirano a cambiare il volto di un paese da tempo criticato dai difensori dei diritti dell’uomo per la brutalità delle forze di polizia e l’imprigionamento dei dissidenti.

A inizio luglio — ancora secondo informazioni provenienti dall’emittente Fana — erano già stati licenziati alcuni direttori di prigioni per non essere riusciti ad «assumersi le proprie responsabilità e rispettare i diritti dei prigionieri». Recentemente l’ong Human rights watch ha denunciato casi di tortura, abusi, privazione di cibo in una prigione nella regione Somali.
L’Osservatore Romano, domenica 22 luglio 2018, p. 2