Comboni Press
Si è conclusa a Roma, la Carovana della Pace. Alcune centinaia di giovani hanno camminato per le strade d’Italia per ricordare che la Pace è un bene che si costruisce nella dignità, la libertà, la fraternità. Il loro cammino si è concluso nel Tempio gotico che ricorda l'Apostolo delle genti con una animata eucaristia presieduta da p. Teresino, superiore generale dei Comboniani, accompagnato da don Gianni Cesena direttore di Missio e da un folto gruppo di sacerdoti e missionari. Alla fine dell'Eucaristia i giovani hanno letto un messaggio di pace per tutti. Stralci del messaggio.
Roma, 5.10.2008

“Noi, Carovana Missionaria della Pace abbiamo percorso le strade d’Italia al Sud come al Nord. Abbiamo visitato luoghi, incontrato persone, fatto esperienze di tre “parole” incatenate: acqua, migrazioni, militarizzazione”.

Questa mancanza di libertà nasce da una “informazione imbavagliata, distorta, superficiale e forviante. La responsabilità è della mancanza di onesta intellettuale e professionale dei media, ma anche nella mancanza di senso critico e indifferenza che molte volte abbiamo noi stessi, i cittadini”.

C’è “una crisi di democrazia”: le istituzioni sono incapaci di ascoltare “le istanze e le urgenze che sorgono dalla base e dai territori”. La conseguenza è un clima di imposizioni e di rifiuto reciproco che tocca i vertici stessi dello stato per cui “la legalità è costantemente negata a favore di interessi di gruppi ristretti, mafie e potentati finanziari e politici”.

L’acqua
“La Carovana 2008 ha incontrato comunità e luoghi in cui si sente forte la necessità di liberare la parola Acqua”. L’utilizzo dell’acqua come fonte di profitto e l’accesso negato all’acqua in certe zone è causa di morte. “L’acqua è un bene comune, un diritto inalienabile dell’umanità, da tutelare per le generazioni future. Non può essere trattata come una merce, non deve essere soggetta a privatizzazione”.
La società deve riconoscerlo come principio basico del suo utilizzo e la sua gestione deve essere “pubblica” in modo che le amministrazioni “garantiscano l’accesso all’acqua potabile e la trasparenza nella sua gestione”. I cittadini hanno diritto di accedere alle informazioni sulla gestione e le analisi dell’acqua e le pubbliche amministrazioni devono pretendere dalle aziende che imbottigliano l’acqua il pagamento delle concessioni ad un prezzo equo: “l’acqua non è proprietà dell’azienda che l’imbottiglia!”.
Non si può barattare l’ambiente con un canone, però questo sarebbe un primo passo perché politica prenda posizione e limiti l’azione di industrie che agiscono praticamente senza alcun controllo.

Impegno per liberare l’acqua
400.000 firme hanno appoggiato una mozione al parlamento per chiedere una legge sulla gestione pubblica dell’acqua. “La comunità cristiana abbia il coraggio di dire che fare profitto attorno all’acqua è una logica di peccato, contraria alla Vita; fare profitto sull’acqua, impossessarsene e mercificarla equivale a rubare” un bene che è di tutti.

I Carovanieri si sono quindi impegnati “a conoscere gli strumenti di partecipazione della cittadinanza previsti dalla Costituzione Italiana, e a proporne l’utilizzo per democraticizzare la gestione dell’acqua; a
lavorare per una informazione intellettualmente onesta sul tema dell’acqua” che sia “formazione volta alla riduzione dei consumi e a consumi più consapevoli”.
E’ essenziale “fare memoria della storia locale dell’acqua, ascoltandola e raccontandola”, perché tutti la conoscano e la prendano a cuore: da dove viene l’acqua che beviamo, quali le risorse disponibili oggi e nei tempi passati?

Liberare la militarizzazione
“L’Italia è un paese che nel silenzio si militarizza sempre di più”: Vicenza, Aviano, Brescia, Varese, la Sicilia, la Campania .... “Troppo spesso le nostre comunità cristiane sono attente al tema della vita, ma indifferenti a queste strutture pensate per provocare la morte”. Occorre perciò impegnarsi a coltivare una spiritualità della non violenza che disarmi prima di tutto la nostra coscienza; sfatare il mito della sicurezza, in favore dell’incontro e dell’accoglienza; camminare con le nostre comunità per denunciando le realtà militari presenti e cercandone la conversione anche attraverso la preghiera.

Liberare l’immigrazione
“Percorrendo le strade di Italia, siamo stati accolti dai nostri fratelli immigrati e da tante realtà che tentano di vivere un’esperienza di convivialità delle differenze. Vivendo parte della quotidianità di tanti nostri fratelli vittime di razzismo, si è rafforzata in noi la convinzione che l’incontro personale con l’altro possa vincere le paure e gli stereotipi in questo momento così diffusi”.
I Carovanieri hanno sentito il bisogno di “diffondere una informazione sui temi dell’immigrazione libera da pregiudizi”; “promuovere all’interno della Chiesa, una fede che si incarna nel vivere la quotidianità dell’altro; “interagire con le altre realtà non ecclesiali attive nella promozione della multi-culturalità”. E come Carovanieri si impegnano “a testimoniare e diffondere una cultura in cui l’altronon è escluso, cercando la partecipazione dei fratelli immigrati nella costruzione di una società che vuole essere civile, con un percorso di collaborazione e crescita reciproca tramite momenti di incontro”.
Percorrere l’Italia con cuore aperto rende coscienti che esistono “realtà che hanno aperto le proprie porte all’altro”: è doveroso raccoglierne la testimonianza come segno concreto di accoglienza e dialogare per scoprire assieme nuovi percorsi di convivenza.

La Chiesa è una comunità missionarie chiamata alla coerenza e alla responsabilità verso la realtà vissuta. I Carovanieri hanno vissuto un’esperienza fata “di realtà d’oppressione e di speranza”. “Sentiamo –affermano- l’esigenza di creare forti reti di solidarietà e resistenza per liberare la parola, dire sì alla Vita... camminare in modo nonviolento cercando l’incontro e la condivisione con chi subisce, con chi resiste e con chi resta ancora indifferente”.

A cura della Comboni Press

Tre parole incatenate da liberare